100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto IV
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo
Atto quarto di quattro — schede 76–100
Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul modo in cui pensiamo il mondo. È questa l'idea alla base del progetto 100 Photographs: The Most Influential Images of All Time, la selezione realizzata da Time con un team internazionale di curatori, storici e photo editor, e raccolta anche nel volume italiano 100 foto che hanno cambiato il mondo, edito con la cura di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
Non è una classifica nel senso sportivo del termine: non esiste, dicono gli stessi curatori, «una formula che renda un'immagine influente». Alcune fotografie sono in questa lista perché sono state le prime nel loro genere — la primissima immagine permanente mai fissata su una lastra, il primo selfie, la prima foto scattata da un telefono cellulare. Altre perché hanno cambiato concretamente il modo in cui viviamo, votiamo, guardiamo la guerra, pensiamo ai diritti civili. Altre ancora perché sono diventate, loro malgrado, la sintesi visiva di un intero secolo: un'esecuzione, un abbraccio, un bambino in fuga, un uomo solo davanti a una fila di carri armati.
Abbiamo scelto di percorrere questa collezione in ordine cronologico, dalla vista dalla finestra a Le Gras di Nicéphore Niépce — 1826 circa, la fotografia più antica che sia sopravvissuta fino a noi — fino alle immagini più recenti della cronaca globale. Cento schede, ciascuna dedicata a un fotografo (nome, luogo e data di nascita e di morte, quando disponibili) e alla fotografia che lo ha reso, spesso senza che lo cercasse, parte della storia. Un percorso lungo, che pubblicheremo a puntate: la fotografia, più di ogni altro medium, ha bisogno di tempo per essere guardata davvero, non solo vista.
Per chi desiderasse approfondire le storie dietro ciascuno scatto con il livello di dettaglio che solo un libro può offrire, segnaliamo il volume qui sotto.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →100 frammenti di memoria universale — Atto quarto

76. La stretta di mano di Oslo — Ron Edmonds, 13 settembre 1993
Nato a Richmond, California, Stati Uniti, il 16 giugno 1946 — morto il 31 maggio 2024.
Sul prato della Casa Bianca, il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat si stringono la mano per la prima volta pubblicamente, con il presidente Bill Clinton che li invita simbolicamente l'uno verso l'altro. Edmonds, veterano della fotografia alla Casa Bianca già presente all'attentato a Reagan dodici anni prima, immortalò un gesto che sembrò per un istante racchiudere la promessa — poi solo in parte mantenuta — di pace in Medio Oriente.
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77. Il silenzio del Ruanda — Gilles Peress, 1994
Nato a Neuilly-sur-Seine, Francia, il 29 dicembre 1946 — vivente.
Arrivato in Ruanda nelle settimane immediatamente successive al genocidio, Peress ne documentò le conseguenze con una fermezza che rifiutava ogni addolcimento estetico: per il fotografo francese, ammorbidire lo sguardo davanti a una tale violenza avrebbe significato farsi complice del silenzio internazionale che ne aveva permesso il compiersi. Il libro che ne raccolse le immagini, intitolato non a caso The Silence, resta uno dei documenti fotografici più duri e discussi sulla responsabilità collettiva di fronte a un genocidio.
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78. Il vigile del fuoco e la bambina — Charles Porter IV, 19 aprile 1995
All'epoca giovane impiegato di banca a Oklahoma City, fotografo dilettante — vivente.
Porter lavorava in una banca a poche strade dal Alfred P. Murrah Federal Building quando l'attentato dinamitardo di Timothy McVeigh lo fece esplodere. Preso d'istinto il proprio apparecchio fotografico personale dall'auto, scattò l'immagine di un vigile del fuoco che regge tra le braccia la piccola Baylee Almon, di un anno, appena estratta dalle macerie. La fotografia, distribuita dall'Associated Press, valse a Porter — che non era un fotografo professionista — il Premio Pulitzer, e restò il simbolo del più grave attentato di matrice interna nella storia degli Stati Uniti.
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79. Profughi del Kosovo — James Nachtwey, 1999
Nato a Syracuse, New York, Stati Uniti, il 14 marzo 1948 — vivente.
Durante i bombardamenti NATO sulla Serbia e l'esodo di massa della popolazione albanese del Kosovo, Nachtwey documentò le lunghe file di profughi in cammino verso i confini di Albania e Macedonia. Chiudendo un decennio segnato dalle guerre jugoslave che lui stesso aveva raccontato fin dai primi giorni, le sue immagini ribadirono come l'Europa, appena un decennio dopo la caduta del Muro, si trovasse di nuovo a fare i conti con la pulizia etnica sul proprio suolo.
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80. La prima foto caricata sul web — Silvano de Gennaro, luglio 1992
Informatico e musicista italiano, all'epoca tecnico al CERN di Ginevra — vivente.
Nessuna guerra, nessuna tragedia: solo quattro ricercatrici del CERN in posa scherzosa, membri del gruppo musicale amatoriale "Les Horribles Cernettes", fotografate da de Gennaro durante un concerto interno. Tim Berners-Lee, inventore del web appena nato in quello stesso laboratorio, la scelse come test per dimostrare che il nuovo protocollo HTTP poteva mostrare immagini oltre al semplice testo: la prima fotografia della storia caricata su Internet, pietra angolare — quasi involontaria — di tutto ciò che il web sarebbe diventato.
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81. The Falling Man — Richard Drew, 11 settembre 2001
Nato il 6 dicembre 1946, Stati Uniti — vivente.
Alle 9:41 del mattino, con un teleobiettivo puntato verso la Torre Nord in fiamme, il veterano dell'Associated Press Drew — già presente all'assassinio di Robert Kennedy nel 1968 — fotografò un uomo in caduta verticale, composto, quasi sospeso contro le linee geometriche dell'edificio. Pubblicata una sola volta sui giornali e poi ritirata per il dolore che suscitava nei lettori, l'immagine resta forse la fotografia più eloquente — e più evitata — sulla scelta impossibile affrontata da chi si trovò intrappolato quella mattina.
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82. L'alzabandiera a Ground Zero — Thomas Franklin, 11 settembre 2001
Nato nel 1966, Stati Uniti — vivente.
Poche ore dopo il crollo delle Torri, tre vigili del fuoco issano una bandiera americana recuperata da uno yacht ormeggiato nella marina, issandola su un pennone spezzato tra le macerie fumanti. Franklin, fotografo del New Jersey Bergen Record, scattò l'immagine da centocinquanta piedi di distanza: paragonata subito a Iwo Jima, divenne il simbolo della resilienza americana all'indomani dell'attacco, riprodotta su un francobollo e su innumerevoli prime pagine.
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83. Sharbat Gula, ritrovata — Steve McCurry, gennaio 2002
Nato a Filadelfia (Darby), Pennsylvania, Stati Uniti, il 24 aprile 1950 — vivente.
Diciassette anni dopo lo scatto della "ragazza afghana", McCurry tornò in Afghanistan per rintracciare la donna di cui non si conosceva nemmeno il nome. La riconobbe dall'iride: un'analisi biometrica dell'occhio confermò che si trattava davvero di Sharbat Gula, ormai adulta, madre di famiglia, che non aveva mai visto la propria fotografia divenuta celebre in tutto il mondo. Il ritrovamento, raccontato in un nuovo servizio di National Geographic, chiuse simbolicamente uno dei cerchi più lunghi della storia della fotografia.
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84. Il prigioniero e suo figlio — Jean-Marc Bouju, marzo 2003
Fotografo francese dell'Associated Press — vivente.
In un centro di detenzione improvvisato nel sud dell'Iraq, un prigioniero incappucciato e ammanettato stringe a sé il proprio figlioletto, spaventato dal caos dei soldati americani intorno a loro, in un gesto di protezione che nessuna procedura militare aveva previsto. Bouju vinse il World Press Photo dell'anno con un'immagine capace di restituire, dentro l'apparato spersonalizzante della guerra, l'irriducibilità del legame familiare.
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85. Samar Hassan — Chris Hondros, 18 gennaio 2005
Nato a New York City, Stati Uniti, il 14 marzo 1970 — morto a Misurata, Libia, il 20 aprile 2011.
A un posto di blocco di Tal Afar, in Iraq, i soldati americani aprirono il fuoco su un'auto che non si era fermata in tempo, uccidendo sul colpo i genitori della piccola Samar Hassan, cinque anni, e ferendo il fratello. Hondros la fotografò subito dopo, schizzata del sangue dei genitori, mentre urla in preda al terrore: un'immagine che mise in luce, meglio di ogni bilancio ufficiale, il prezzo pagato dai civili iracheni negli errori quotidiani di una guerra d'occupazione. Hondros sarebbe morto lui stesso sei anni dopo, colpito da un mortaio mentre documentava la guerra civile libica.
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86. La crisi dei mutui subprime — Anthony Suau, 2008
Fotografo statunitense, collaboratore storico di Time — vivente.
A Cleveland, Ohio, un agente di polizia perlustra con la pistola in pugno una casa pignorata e abbandonata, controllando che non vi si nascondano intrusi: un'immagine, scattata per un reportage di Time sulla crisi dei subprime, che restituì il volto domestico e silenzioso del collasso finanziario globale del 2008 — non i grafici di Wall Street, ma le case vuote di un intero ceto medio americano. Vinse il World Press Photo dell'anno.
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87. Grant Park, la notte dell'elezione — Callie Shell, 4 novembre 2008
Fotografa statunitense, a lungo collaboratrice di Time — vivente.
Shell seguì Barack Obama con accesso quasi ininterrotto per due anni di campagna elettorale, fino alla notte in cui, davanti a duecentomila persone riunite a Grant Park, Chicago, Obama divenne il primo presidente afroamericano nella storia degli Stati Uniti. Le sue immagini di quella notte — la famiglia Obama sul palco, la folla in lacrime di commozione — restituirono la portata storica di un momento che molti, fino a poco prima, non credevano possibile vedere.
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88. Ritratto di Vladimir Putin — Platon, 2007
Nato a Londra, Inghilterra, nel 1968 — vivente.
Per la copertina di Time dedicata a Vladimir Putin, "Person of the Year" 2007, il ritrattista greco-britannico Platon ottenne pochi minuti di posa e restituì uno sguardo gelido, quasi minaccioso, ripreso dal basso con un grandangolo che ne amplificava la fisicità. Diventato uno dei ritratti politici più citati del nuovo millennio, l'immagine mostra come il ritratto fotografico, anche in un contesto istituzionale rigidamente controllato, possa comunque restituire un giudizio implicito sul soggetto.
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89. La guerra fotografata con un telefono — Damon Winter, 2010
Fotografo statunitense del New York Times — vivente.
Al seguito dei soldati americani in Afghanistan, Winter scattò un intero reportage usando un iPhone e l'applicazione Hipstamatic, che simulava l'estetica di vecchie fotocamere analogiche. Il servizio vinse un prestigioso premio di fotogiornalismo, aprendo un acceso dibattito professionale: poteva un telefono, lo stesso che chiunque teneva in tasca, essere uno strumento legittimo di fotografia di guerra? La domanda, allora controversa, oggi suona quasi ingenua, in un mondo in cui la stragrande maggioranza delle immagini di cronaca nasce proprio da uno smartphone.
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90. Il miracolo sull'Hudson — Janis Krums, 15 gennaio 2009
Passeggero di un traghetto, fotografo occasionale — vivente.
A bordo di un traghetto sul fiume Hudson, Krums fotografò con il proprio telefono i passeggeri del volo US Airways 1549, appena ammarato d'emergenza dopo aver perso entrambi i motori, in piedi sulle ali dell'aereo in attesa di soccorso. Krums caricò la foto su Twitter pochi minuti dopo, prima ancora che qualunque redazione avesse una fotografia dell'evento: il primo caso conclamato in cui un cittadino qualunque, con un telefono e un social network appena nato, superò in velocità l'intero apparato dell'informazione tradizionale.
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91. Situation Room — Pete Souza, 1° maggio 2011
Nato a New Bedford, Massachusetts, Stati Uniti, il 31 dicembre 1954 — vivente.
Nella sala operativa della Casa Bianca, il presidente Obama e i vertici della sicurezza nazionale seguono in tempo reale il raid che avrebbe portato all'uccisione di Osama bin Laden in Pakistan. Souza, fotografo ufficiale della Casa Bianca, colse i volti tesi — incluso quello della segretaria di Stato Hillary Clinton, la mano sulla bocca — di chi assisteva, impotente davanti a uno schermo, a un evento capace di cambiare il corso della guerra al terrorismo. Nessuna immagine del raid stesso fu mai diffusa: questa restò l'unica testimonianza visiva di quella notte.
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92. Maratona di Boston — John Tlumacki, 15 aprile 2013
Fotografo statunitense del Boston Globe da oltre trent'anni — vivente.
Al traguardo della maratona di Boston, due ordigni esplosero a pochi secondi di distanza tra la folla di spettatori. Tlumacki, presente per fotografare gli arrivi degli atleti, si voltò verso il fumo e immortalò il caos immediato — soccorritori e passanti che si precipitavano ad aiutare i feriti — restituendo con crudo realismo il momento in cui una manifestazione sportiva cittadina divenne teatro di un attentato terroristico.
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93. Il selfie degli Oscar — Bradley Cooper, 2 marzo 2014
Attore statunitense, nato a Filadelfia, Pennsylvania, il 5 gennaio 1975 — vivente.
Durante la cerimonia degli Oscar, la conduttrice Ellen DeGeneres orchestrò un selfie di gruppo con una dozzina di star hollywoodiane, scattato materialmente da Bradley Cooper con il telefono della conduttrice stessa. Condivisa su Twitter, l'immagine superò in poche ore ogni record di condivisioni fino ad allora registrato, mandando temporaneamente in crisi i server della piattaforma: un caso di scuola su come, ormai, anche un evento costruito a tavolino potesse diventare l'immagine più vista al mondo in tempo reale.
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94. Alan Kurdi — Nilüfer Demir, 2 settembre 2015
Fotografa turca dell'agenzia Doğan — vivente.
Su una spiaggia turca vicino a Bodrum, Demir fotografò il corpo senza vita del piccolo Alan Kurdi, tre anni, siriano, annegato insieme alla madre e al fratello nel tentativo di raggiungere l'Europa su un gommone sovraccarico. Pubblicata in poche ore su ogni prima pagina del mondo, l'immagine costrinse l'opinione pubblica europea a confrontarsi, per la prima volta in modo diretto, con il costo umano della crisi dei rifugiati siriani, spingendo diversi governi a rivedere, almeno temporaneamente, le proprie politiche di accoglienza.
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95. La rotta balcanica — Sergey Ponomarev, 2015
Nato in Russia nel 1980 — vivente.
Ponomarev seguì per mesi le colonne di profughi siriani, afghani e iracheni in cammino lungo la rotta balcanica verso l'Europa centrale, tra confini improvvisati, campi di fortuna e stazioni ferroviarie stracolme. Il suo reportage per il New York Times, che gli valse il Premio Pulitzer, restituì la scala e la durata della crisi migratoria del 2015 con un respiro narrativo raramente concesso alla fotografia di attualità.
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96. Baton Rouge — Jonathan Bachman, 9 luglio 2016
Fotografo freelance statunitense per Reuters, con base in Louisiana — vivente.
Durante una protesta di Black Lives Matter contro la violenza della polizia, l'infermiera Ieshia Evans, in abito lungo, resta immobile e composta di fronte a due agenti antisommossa in tenuta completa che avanzano per arrestarla. Bachman colse l'istante di assoluta asimmetria tra la calma della donna e l'apparato di forza schierato contro di lei, in un'immagine che sarebbe diventata uno dei simboli visivi più potenti del movimento per i diritti civili del nuovo millennio.
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97. Piazza San Pietro, deserta — Yara Nardi, 27 marzo 2020
Fotografa italiana freelance, con base a Roma, al lavoro per Reuters/AFP/Getty Images — vivente..
Sotto una pioggia battente, Papa Francesco attraversa da solo una piazza San Pietro completamente vuota per impartire una benedizione straordinaria "Urbi et Orbi" nel pieno della prima ondata di pandemia da Covid-19. Pinto fotografò la scena dall'alto, restituendo la desolazione di uno spazio pensato per accogliere centinaia di migliaia di persone e trasformato, per la prima volta nella storia recente, in un deserto di pietra bagnata: un'immagine capace di racchiudere, meglio di ogni bollettino sanitario, la sospensione collettiva imposta dalla pandemia.
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98. L'ospedale di Mariupol — Evgeniy Maloletka, 9 marzo 2022
Fotografo ucraino dell'Associated Press, nato nel 1987 — vivente.
Poche settimane dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, un bombardamento colpì il reparto maternità di un ospedale di Mariupol: Maloletka fotografò una donna incinta e ferita, trasportata a braccia su una barella tra le macerie. Rimasto tra gli ultimi giornalisti internazionali nella città assediata, insieme al collega Mstyslav Chernov avrebbe continuato a documentare l'assedio fino a poco prima della caduta della città, in un lavoro che sarebbe poi diventato il documentario premio Oscar 20 Days in Mariupol.
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99. Il primo campo profondo del Webb — NASA, ESA, CSA e STScI, 11 luglio 2022
Immagine elaborata dal team scientifico e tecnico del telescopio spaziale James Webb.
Puntato su un frammento di cielo grande quanto un granello di sabbia tenuto a distanza di un braccio, il telescopio Webb restituì migliaia di galassie mai osservate prima, alcune la cui luce ha impiegato oltre tredici miliardi di anni per raggiungerci. Presentata personalmente dal presidente americano come prima immagine ufficiale del telescopio, la fotografia — la più profonda e dettagliata dell'universo mai scattata fino ad allora — ribalta la prospettiva con cui questa rassegna si è aperta: dalla prima, incerta immagine fissata da Niépce nel suo cortile di provincia, all'istantanea più remota della storia dell'universo osservabile.
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100. Il pugno alzato — Evan Vucci, 13 luglio 2024
Nato a Olney, Maryland, Stati Uniti, il 15 giugno 1977 — vivente.
Durante un comizio elettorale in Pennsylvania, l'ex presidente Donald Trump fu ferito di striscio all'orecchio da un colpo di arma da fuoco sparato da un attentatore poi neutralizzato dai servizi segreti. Vucci, fotografo dell'Associated Press a pochi metri dal palco, colse l'istante in cui Trump, il volto rigato di sangue, viene sollevato dagli agenti e alza il pugno verso la folla. Diffusa in pochi minuti in tutto il mondo, l'immagine chiude — per ora — questa rassegna cronologica: l'ultima, in ordine di tempo, tra le fotografie capaci di fissare un istante e trasformarlo immediatamente in storia.
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Cosa resta, quando l'istante è passato
Arrivati in fondo a questo percorso — dalla lastra di peltro di Niépce, esposta per giorni interi in un cortile di provincia, fino al pugno alzato in una manciata di secondi virali su ogni schermo del pianeta — quello che colpisce non è tanto la distanza tecnica tra i due estremi, quanto la costanza di un gesto identico: qualcuno, in un luogo preciso, decide di fermare un frammento di tempo prima che scompaia. Cambiano gli strumenti, i secondi di posa, la velocità con cui un'immagine raggiunge chi guarda — da mesi di nave a piroscafo, a un tweet inviato da un traghetto in tempo reale — ma resta identico il gesto fondativo della fotografia: sottrarre qualcosa alla dimenticanza.
Molte di queste cento immagini sono nate da un errore di tempismo, da un turno di lavoro qualunque, da un fotografo dilettante che teneva per abitudine una macchina fotografica in macchina. Pochissime furono pensate, nel momento dello scatto, come destinate a "cambiare il mondo": quella pretesa, semmai, gliela abbiamo attribuita noi, guardandole in retrospettiva. È forse questo il vero filo che le unisce — non la loro eccezionalità dichiarata, ma la capacità imprevista di continuare a significare qualcosa molto dopo l'istante in cui sono state scattate, diventando patrimonio condiviso più che proprietà di chi le ha realizzate.
Ci congediamo da questa rassegna con la stessa domanda con cui l'abbiamo aperta, senza pretendere di saperne davvero la risposta: che cosa rende un'immagine capace di attraversare i decenni? Se una parte della risposta esiste, forse sta proprio nella pazienza con cui certe fotografie chiedono di essere guardate — non consumate distrattamente, ma osservate a lungo, come abbiamo provato a fare, un fotogramma alla volta, in queste cento schede.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →L'elenco completo, dalla 1 alla 100
| N. | Fotografia | Fotografo, anno |
|---|---|---|
| 1 | Vista dalla finestra a Le Gras | Joseph Nicéphore Niépce, 1826 circa |
| 2 | The Haystack | William Henry Fox Talbot, 1844 circa |
| 3 | Boulevard du Temple | Louis Daguerre, 1838 |
| 4 | Autoritratto da annegato | Hippolyte Bayard, 1840 |
| 5 | Valley of the Shadow of Death | Roger Fenton, 23 aprile 1855 |
| 6 | Abraham Lincoln | Mathew Brady, 27 febbraio 1860 |
| 7 | The Dead of Antietam | Alexander Gardner, 1862 |
| 8 | Ritratto di Sir John Herschel | Julia Margaret Cameron, 1867 |
| 9 | The Horse in Motion | Eadweard Muybridge, giugno 1878 |
| 10 | Bandits' Roost | Jacob Riis, 1888 |
| 11 | The Steerage | Alfred Stieglitz, 1907 |
| 12 | Addie Card, filatrice dodicenne | Lewis Hine, 1910 |
| 13 | Giovani contadini | August Sander, 1914 |
| 14 | Gloria Swanson | Edward Steichen, 1924 |
| 15 | Le Violon d'Ingres | Man Ray, 1924 |
| 16 | I ministri dormono | Erich Salomon, 1931 circa |
| 17 | Fort Peck Dam | Margaret Bourke-White, 1936 |
| 18 | Madre migrante | Dorothea Lange, marzo 1936 |
| 19 | Allie Mae Burroughs | Walker Evans, 1936 |
| 20 | Miliziano colpito a morte | Robert Capa, 5 settembre 1936 |
| 21 | Dolore (Kerch) | Dmitri Baltermants, 1942 |
| 22 | Innalzamento della bandiera a Iwo Jima | Joe Rosenthal, 23 febbraio 1945 |
| 23 | Bandiera sul Reichstag | Yevgeny Khaldei, 2 maggio 1945 |
| 24 | Cordoglio per Roosevelt | Ed Clark, aprile 1945 |
| 25 | I sopravvissuti di Buchenwald | Margaret Bourke-White, aprile 1945 |
| 26 | V-J Day, Times Square | Alfred Eisenstaedt, 14 agosto 1945 |
| 27 | Gli ultimi giorni di Gandhi | Henri Cartier-Bresson, gennaio 1948 |
| 28 | Country Doctor | W. Eugene Smith, 1948 |
| 29 | Il bacio dell'Hôtel de Ville | Robert Doisneau, 1950 |
| 30 | American Girl in Italy | Ruth Orkin, 1951 |
| 31 | Marine sfinito, Guerra di Corea | David Douglas Duncan, 1950 |
| 32 | Fontane separate | Elliott Erwitt, 1950 |
| 33 | James Dean a Times Square | Dennis Stock, 1955 |
| 34 | Autoritratto in vetrina | Vivian Maier, anni '50 |
| 35 | Idranti a Birmingham | Charles Moore, maggio 1963 |
| 36 | Il monaco che brucia | Malcolm Browne, 11 giugno 1963 |
| 37 | "I Have a Dream" | Bob Adelman, 28 agosto 1963 |
| 38 | Il giuramento a bordo dell'Air Force One | Cecil Stoughton, 22 novembre 1963 |
| 39 | L'uccisione di Lee Harvey Oswald | Bob Jackson, 24 novembre 1963 |
| 40 | Marcia da Selma a Montgomery | Steve Schapiro, 1965 |
| 41 | Reaching Out | Larry Burrows, 1966 |
| 42 | Flower Power | Bernie Boston, 21 ottobre 1967 |
| 43 | Esecuzione a Saigon | Eddie Adams, 1 febbraio 1968 |
| 44 | Il massacro di My Lai | Ronald L. Haeberle, 16 marzo 1968 |
| 45 | Il balcone del Lorraine Motel | Joseph Louw, 4 aprile 1968 |
| 46 | L'assassinio di Robert Kennedy | Bill Eppridge, 5 giugno 1968 |
| 47 | Il saluto Black Power | John Dominis, 16 ottobre 1968 |
| 48 | Earthrise | Bill Anders, 24 dicembre 1968 |
| 49 | Buzz Aldrin sulla Luna | Neil Armstrong, 20 luglio 1969 |
| 50 | Woodstock | Elliott Landy, agosto 1969 |
| 51 | Guerrillero Heroico | Alberto Korda, 5 marzo 1960 |
| 52 | Kent State | John Filo, 4 maggio 1970 |
| 53 | Napalm Girl | Nick Ut, 8 giugno 1972 |
| 54 | The Blue Marble | Equipaggio dell'Apollo 17, 7 dicembre 1972 |
| 55 | Burst of Joy | Sal Veder, 17 marzo 1973 |
| 56 | Il crollo della scala antincendio | Stanley Forman, 22 luglio 1975 |
| 57 | Evacuazione da un tetto a Saigon | Hubert Van Es, 29 aprile 1975 |
| 58 | Afghanistan, la prima guerra | Steve McCurry, 1979-1980 |
| 59 | Molotov Man | Susan Meiselas, 1979 |
| 60 | John Lennon e Yoko Ono | Annie Leibovitz, 8 dicembre 1980 |
| 61 | Attentato a Ronald Reagan | Ron Edmonds, 30 marzo 1981 |
| 62 | Guerra civile in Libano | James Nachtwey, 1982-1983 |
| 63 | Ragazza afghana | Steve McCurry, dicembre 1984 |
| 64 | Omayra Sánchez, Armero | Frank Fournier, novembre 1985 |
| 65 | Chernobyl | Igor Kostin, 26 aprile 1986 |
| 66 | Serra Pelada | Sebastião Salgado, 1986 |
| 67 | Tank Man | Jeff Widener, 5 giugno 1989 |
| 68 | Caduta del Muro di Berlino | David Turnley, 9 novembre 1989 |
| 69 | Rivoluzione romena | Peter Turnley, dicembre 1989 |
| 70 | The Face of AIDS | Thérèse Frare, maggio 1990 |
| 71 | Il dolore di un soldato | David Turnley, 1991 |
| 72 | I pozzi di petrolio in fiamme | Sebastião Salgado, 1991 |
| 73 | Demi Moore incinta | Annie Leibovitz, agosto 1991 |
| 74 | Pulizia etnica in Bosnia | Ron Haviv, aprile 1992 |
| 75 | L'avvoltoio e la bambina | Kevin Carter, marzo 1993 |
| 76 | La stretta di mano di Oslo | Ron Edmonds, 13 settembre 1993 |
| 77 | Il silenzio del Ruanda | Gilles Peress, 1994 |
| 78 | Il vigile del fuoco e la bambina | Charles Porter IV, 19 aprile 1995 |
| 79 | Profughi del Kosovo | James Nachtwey, 1999 |
| 80 | La prima foto caricata sul web | Silvano de Gennaro, luglio 1992 |
| 81 | The Falling Man | Richard Drew, 11 settembre 2001 |
| 82 | L'alzabandiera a Ground Zero | Thomas Franklin, 11 settembre 2001 |
| 83 | Sharbat Gula, ritrovata | Steve McCurry, gennaio 2002 |
| 84 | Il prigioniero e suo figlio | Jean-Marc Bouju, marzo 2003 |
| 85 | Samar Hassan | Chris Hondros, 18 gennaio 2005 |
| 86 | La crisi dei mutui subprime | Anthony Suau, 2008 |
| 87 | Grant Park, la notte dell'elezione | Callie Shell, 4 novembre 2008 |
| 88 | Ritratto di Vladimir Putin | Platon, 2007 |
| 89 | La guerra fotografata con un telefono | Damon Winter, 2010 |
| 90 | Il miracolo sull'Hudson | Janis Krums, 15 gennaio 2009 |
| 91 | Situation Room | Pete Souza, 1° maggio 2011 |
| 92 | Maratona di Boston | John Tlumacki, 15 aprile 2013 |
| 93 | Il selfie degli Oscar | Bradley Cooper, 2 marzo 2014 |
| 94 | Alan Kurdi | Nilüfer Demir, 2 settembre 2015 |
| 95 | La rotta balcanica | Sergey Ponomarev, 2015 |
| 96 | Baton Rouge | Jonathan Bachman, 9 luglio 2016 |
| 97 | Piazza San Pietro, deserta | Yara Nardi, 27 marzo 2020 |
| 98 | L'ospedale di Mariupol | Evgeniy Maloletka, 9 marzo 2022 |
| 99 | Il primo campo profondo del Webb | NASA, ESA, CSA e STScI, 11 luglio 2022 |
| 100 | Il pugno alzato | Evan Vucci, 13 luglio 2024 |
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo — Atto secondo (schede 26-50): dalla fine della Seconda guerra mondiale allo sbarco sulla Luna e Woodstock (1945-1969), con Alfred Eisenstaedt, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, David Douglas Duncan, Vivian Maier, Charles Moore, Malcolm Browne, Martin Luther King e la Marcia su Washington, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, la guerra del Vietnam, Bill Anders e la fotografia Earthrise, Neil Armstrong sulla Luna. Fonte primaria: progetto Time “100 Photographs: The Most Influential Images of All Time” e il volume italiano “100 foto che hanno cambiato il mondo” di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
Una messa in scena in Quattro Atti

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto III
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto III Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto terzo di quattro — schede 51–75 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto II
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto secondo di quattro — schede 26–50 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto primo di quattro — schede 1–25 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo — Atto quarto e conclusivo (schede 76-100): dagli accordi di Oslo all’attentato a Donald Trump (1993-2024), con l’11 settembre e The Falling Man di Richard Drew, la guerra in Iraq, la crisi finanziaria del 2008, l’elezione di Barack Obama, l’iPhone in guerra, l’ammaraggio sull’Hudson raccontato via Twitter, Alan Kurdi, Black Lives Matter a Baton Rouge, Papa Francesco in una piazza San Pietro deserta durante il Covid-19, la guerra in Ucraina e Mariupol, il telescopio James Webb ed Evan Vucci. Include tabella riassuntiva completa delle 100 fotografie. Fonte primaria: progetto Time “100 Photographs: The Most Influential Images of All Time” e il volume italiano “100 foto che hanno cambiato il mondo” di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.



