100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo
Atto secondo di quattro — schede 26–50
Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul modo in cui pensiamo il mondo. È questa l'idea alla base del progetto 100 Photographs: The Most Influential Images of All Time, la selezione realizzata da Time con un team internazionale di curatori, storici e photo editor, e raccolta anche nel volume italiano 100 foto che hanno cambiato il mondo, edito con la cura di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
Non è una classifica nel senso sportivo del termine: non esiste, dicono gli stessi curatori, «una formula che renda un'immagine influente». Alcune fotografie sono in questa lista perché sono state le prime nel loro genere — la primissima immagine permanente mai fissata su una lastra, il primo selfie, la prima foto scattata da un telefono cellulare. Altre perché hanno cambiato concretamente il modo in cui viviamo, votiamo, guardiamo la guerra, pensiamo ai diritti civili. Altre ancora perché sono diventate, loro malgrado, la sintesi visiva di un intero secolo: un'esecuzione, un abbraccio, un bambino in fuga, un uomo solo davanti a una fila di carri armati.
Abbiamo scelto di percorrere questa collezione in ordine cronologico, dalla vista dalla finestra a Le Gras di Nicéphore Niépce — 1826 circa, la fotografia più antica che sia sopravvissuta fino a noi — fino alle immagini più recenti della cronaca globale. Cento schede, ciascuna dedicata a un fotografo (nome, luogo e data di nascita e di morte, quando disponibili) e alla fotografia che lo ha reso, spesso senza che lo cercasse, parte della storia. Un percorso lungo, che pubblicheremo a puntate: la fotografia, più di ogni altro medium, ha bisogno di tempo per essere guardata davvero, non solo vista.
Per chi desiderasse approfondire le storie dietro ciascuno scatto con il livello di dettaglio che solo un libro può offrire, segnaliamo il volume qui sotto.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →100 frammenti di memoria universale — Atto secondo

26. V-J Day, Times Square — Alfred Eisenstaedt, 14 agosto 1945
Nato a Tczew (allora Dirschau, Prussia occidentale, oggi Polonia), il 6 dicembre 1898 — morto a Oak Bluffs, Martha's Vineyard, Massachusetts, Stati Uniti, il 24 agosto 1995.
Un marinaio bacia un'infermiera sconosciuta in mezzo alla folla di Times Square, nel momento in cui si diffonde la notizia della resa del Giappone. Eisenstaedt non seppe mai con certezza chi fossero i due protagonisti — diverse persone si sono attribuite negli anni quell'identità — ma l'immagine, esplosione spontanea di gioia collettiva dopo sei anni di guerra, resta una delle fotografie più riconoscibili del XX secolo.
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27. Gli ultimi giorni di Gandhi — Henri Cartier-Bresson, gennaio 1948
Nato a Chanteloup-en-Brie, Francia, il 22 agosto 1908 — morto a Montjustin, Francia, il 3 agosto 2004.
Cartier-Bresson, teorico del cosiddetto "momento decisivo", fotografò il Mahatma Gandhi pochi minuti prima del suo assassinio e poi i funerali che ne seguirono, con la folla immensa raccolta lungo il fiume. Il servizio consacrò il fotoreporter francese come uno dei più grandi narratori per immagini della storia contemporanea, capace di trovare l'ordine geometrico e umano dentro il caos degli eventi.
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28. Country Doctor — W. Eugene Smith, 1948
Nato a Wichita, Kansas, Stati Uniti, il 30 dicembre 1918 — morto a Tucson, Arizona, Stati Uniti, il 15 ottobre 1978.
Per tre settimane Smith seguì il medico condotto Ernest Ceriani in una piccola cittadina del Colorado, documentandone i turni interminabili tra parti, incidenti e visite notturne. Pubblicato su LIFE, il reportage inventò di fatto il fotogiornalismo narrativo per immagini in sequenza — il "photo essay" — un formato che avrebbe definito il racconto per immagini per i decenni successivi.
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29. Il bacio dell'Hôtel de Ville — Robert Doisneau, 1950
Nato a Gentilly, Francia, il 14 aprile 1912 — morto a Montrouge, Francia, il 1 aprile 1994.
Due giovani si baciano in mezzo alla folla, davanti al municipio di Parigi, mentre i passanti intorno proseguono indifferenti il proprio cammino. Commissionata da LIFE per illustrare il romanticismo parigino, l'immagine — messa in scena con due attori, come lo stesso Doisneau avrebbe ammesso solo decenni dopo — è diventata comunque l'icona per eccellenza di Parigi come città degli innamorati.
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30. American Girl in Italy — Ruth Orkin, 1951
Nata a Boston, Massachusetts, Stati Uniti, il 3 settembre 1921 — morta a New York City, Stati Uniti, il 16 gennaio 1985.
Una giovane donna americana attraversa una strada di Firenze mentre un gruppo di uomini la osserva, in pose e sguardi diversi. Orkin, che la ritrasse in accordo con la protagonista Ninalee Craig, la definì un'immagine sul disagio del viaggiare da sole, non una celebrazione del cosiddetto "cat-calling" come venne poi spesso fraintesa — un equivoco che accompagna la fotografia da oltre settant'anni.
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31. Marine sfinito, Guerra di Corea — David Douglas Duncan, 1950
Nato a Kansas City, Missouri, Stati Uniti, il 23 gennaio 1916 — morto a Grasse, Francia, il 7 giugno 2018.
Duncan seguì i marines della ritirata dal bacino di Chosin, in Corea, restituendo per la prima volta al grande pubblico lo "sguardo dei mille metri" — l'assenza totale nello sguardo del soldato che ha visto troppo. Confluite nel libro This Is War!, le sue immagini rifiutarono ogni retorica eroica per mostrare solo lo sfinimento e la paura, cambiando per sempre il modo in cui il fotogiornalismo avrebbe raccontato la guerra.
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32. Fontane separate — Elliott Erwitt, 1950
Nato a Parigi, Francia, il 26 luglio 1928 — morto a New York City, Stati Uniti, il 29 novembre 2023.
Due fontanelle affiancate in North Carolina, una per i bianchi e una, spartana, con la scritta "colored": Erwitt, allora poco più che ventenne, colse con un solo scatto laconico e geometrico l'assurdità quotidiana della segregazione razziale americana, anni prima che il movimento per i diritti civili ne facesse la propria battaglia pubblica.
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33. James Dean a Times Square — Dennis Stock, 1955
Nato a New York City, Stati Uniti, il 24 luglio 1928 — morto a Sarasota, Florida, Stati Uniti, l'11 gennaio 2010.
Il colletto del cappotto alzato, le spalle incassate contro la pioggia, una sigaretta e lo sguardo altrove: Stock seguì il ventiquattrenne James Dean per settimane, poco prima che Gioventù bruciata lo consacrasse star. Pochi mesi dopo Dean sarebbe morto in un incidente d'auto, e questa immagine — più di ogni fotogramma dei suoi film — ne avrebbe fissato per sempre l'icona di ribelle malinconico.
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34. Autoritratto in vetrina — Vivian Maier, anni '50
Nata a New York City, Stati Uniti, il 1 febbraio 1926 — morta a Oak Park, Illinois, Stati Uniti, il 21 aprile 2009.
Tata di professione a Chicago e New York, Maier fotografò per tutta la vita — oltre centomila scatti — senza mai mostrarli a nessuno. Furono scoperti per caso nel 2007, in un deposito di casse all'asta per morosità, due anni prima della sua morte in povertà e anonimato. I suoi autoritratti riflessi in vetrine e specchi sono oggi tra le immagini più studiate della street photography del Novecento, e la sua storia resta un caso più unico che raro di genio riconosciuto solo post mortem.
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35. Idranti a Birmingham — Charles Moore, maggio 1963
Nato a Hackleburg, Alabama, Stati Uniti, il 9 marzo 1931 — morto a Palm Beach Gardens, Florida, Stati Uniti, l'11 marzo 2010.
Sudista bianco che fotografava per Life, Moore si mise letteralmente in mezzo tra i cani poliziotto e i manifestanti — molti bambini e ragazzi — durante le proteste di Birmingham represse su ordine del commissario Bull Connor. Le sue immagini dei getti d'acqua ad alta pressione che sbattevano a terra i dimostranti sono citate tra le cause dirette dell'accelerazione che portò al Civil Rights Act del 1964.
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36. Il monaco che brucia — Malcolm Browne, 11 giugno 1963
Nato a New York City, Stati Uniti, il 17 aprile 1931 — morto a Hanover, New Hampshire, Stati Uniti, il 27 agosto 2012.
Unico giornalista presente a un incrocio di Saigon quella mattina, Browne fotografò il monaco buddista Thích Quảng Đức mentre si dava fuoco in segno di protesta contro le persecuzioni del governo sudvietnamita. L'immagine arrivò fino alla Casa Bianca, spingendo Kennedy a rivedere la propria politica in Vietnam, e valse a Browne un Pulitzer e il World Press Photo of the Year.
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37. "I Have a Dream" — Bob Adelman, 28 agosto 1963
Nato a New York City, Stati Uniti, il 30 ottobre 1930 — morto a Miami Beach, Florida, Stati Uniti, il 19 marzo 2016.
Dal palco del Lincoln Memorial, durante la Marcia su Washington per il lavoro e la libertà, Adelman fotografò Martin Luther King mentre pronunciava il discorso che sarebbe diventato manifesto del movimento per i diritti civili. La folla di oltre duecentomila persone alle spalle del reverendo restituisce, meglio di ogni descrizione, la portata di quella giornata.
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38. Il giuramento a bordo dell'Air Force One — Cecil Stoughton, 22 novembre 1963
Nato a Oskaloosa, Iowa, Stati Uniti, il 18 marzo 1920 — morto a Cocoa Beach, Florida, Stati Uniti, il 3 novembre 2008.
Poche ore dopo l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy a Dallas, il fotografo ufficiale della Casa Bianca immortalò Lyndon B. Johnson mentre prestava giuramento come nuovo presidente degli Stati Uniti, a bordo dell'aereo presidenziale, con accanto Jacqueline Kennedy ancora vestita con l'abito macchiato di sangue. Un'unica immagine capace di racchiudere insieme il trauma nazionale e la continuità istituzionale.
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39. L'uccisione di Lee Harvey Oswald — Bob Jackson, 24 novembre 1963
Nato a Dallas, Texas, Stati Uniti, il 20 aprile 1934 — morto a Denver, Colorado, Stati Uniti, il 9 agosto 2019.
Jackson, fotografo del Dallas Times Herald, scattò l'istante esatto in cui Jack Ruby spara al presunto assassino di Kennedy nei sotterranei della centrale di polizia di Dallas — trasmesso anche in diretta televisiva nazionale, uno dei primi omicidi ripresi dal vivo nella storia dei media. La fotografia valse a Jackson il Premio Pulitzer l'anno successivo.
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40. Marcia da Selma a Montgomery — Steve Schapiro, 1965
Nato a New York City, Stati Uniti, il 16 ottobre 1934 — morto a Chicago, Illinois, Stati Uniti, il 15 gennaio 2022.
Schapiro documentò da vicino le storiche marce per il diritto di voto tra Selma e Montgomery, in Alabama, camminando al fianco di Martin Luther King e degli altri leader del movimento. Le sue immagini, pubblicate su Life, restituiscono la determinazione collettiva di una marcia che avrebbe portato, pochi mesi dopo, all'approvazione del Voting Rights Act.
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41. Reaching Out — Larry Burrows, 1966
Nato a Londra, Inghilterra, il 29 maggio 1926 — morto vicino al confine tra Laos e Vietnam (abbattimento dell'elicottero su cui viaggiava), il 10 febbraio 1971.
Un sergente marine ferito, il volto e il braccio fasciati, tende la mano verso un commilitone caduto durante un combattimento sulla collina 484, in Vietnam. Burrows, che aveva scelto di raccontare la guerra restando accanto ai soldati per anni anziché per singoli servizi, morì lui stesso cinque anni dopo, quando l'elicottero su cui volava fu abbattuto sul confine laotiano insieme a tre colleghi fotoreporter.
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42. Flower Power — Bernie Boston, 21 ottobre 1967
Nato a Washington D.C., Stati Uniti, il 18 maggio 1933 — morto a Basye, Virginia, Stati Uniti, il 22 gennaio 2008.
Durante una delle più grandi marce contro la guerra del Vietnam, un giovane manifestante infila garofani nelle canne dei fucili della Guardia Nazionale schierata davanti al Pentagono. Il suo giornale, il Washington Star, pubblicò l'immagine in un angolo marginale, non cogliendone il valore; sarebbe diventata invece una delle icone assolute della controcultura pacifista degli anni Sessanta.
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43. Esecuzione a Saigon — Eddie Adams, 1 febbraio 1968
Nato a New Kensington, Pennsylvania, Stati Uniti, il 12 giugno 1933 — morto a New York City, Stati Uniti, il 19 settembre 2004.
Nel pieno dell'offensiva del Tet, il generale sudvietnamita Nguyễn Ngọc Loan spara a distanza ravvicinata a un prigioniero Viet Cong in una strada di Saigon, nell'istante esatto colto da Adams. L'immagine contribuì in modo decisivo a rovesciare l'opinione pubblica americana contro la guerra, anche se lo stesso Adams si sarebbe poi rammaricato per il modo in cui quella singola fotografia aveva semplificato — e condannato per sempre — la figura del generale, senza il contesto dell'accaduto.
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44. Il massacro di My Lai — Ronald L. Haeberle, 16 marzo 1968
Nato in un sobborgo di Cleveland, Ohio, Stati Uniti, intorno al 1941 — vivente.
Fotografo militare aggregato a una compagnia dell'esercito americano, Haeberle documentò con la propria macchina fotografica personale l'uccisione di centinaia di civili vietnamiti nel villaggio di My Lai. Tenute nascoste per oltre un anno, le sue immagini — pubblicate nel 1969 dal Cleveland Plain Dealer e poi da LIFE — resero pubblica e innegabile una delle pagine più buie della guerra del Vietnam, alimentando il movimento di opposizione al conflitto negli Stati Uniti.
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45. Il balcone del Lorraine Motel — Joseph Louw, 4 aprile 1968
Nato a Kimberley, Sudafrica, il 4 agosto 1939 — morto a Johannesburg, Sudafrica, nel 2004.
Fotografo sudafricano di origini miste, fuggito dal proprio paese per sottrarsi alle leggi dell'apartheid, Louw si trovava a poche porte di distanza dalla stanza di Martin Luther King al momento dell'assassinio, e fu l'unico a immortalare i collaboratori del reverendo mentre indicavano la direzione dello sparo, con King riverso sul pavimento del balcone. Sviluppò lui stesso i rullini quella notte, in quella che avrebbe definito «i dieci minuti più lunghi della mia vita».
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46. L'assassinio di Robert Kennedy — Bill Eppridge, 5 giugno 1968
Nato a Buenos Aires, Argentina, il 20 marzo 1938 — morto a Danbury, Connecticut, Stati Uniti, il 3 ottobre 2013.
Pochi istanti dopo aver vinto le primarie democratiche della California, Robert Kennedy viene colpito a morte nelle cucine dell'Ambassador Hotel di Los Angeles. Eppridge, che seguiva il senatore da anni, immortalò il giovane cameriere Juan Romero chino su di lui a sorreggergli il capo — un'immagine di soccorso spontaneo diventata il simbolo della terza, devastante scia di assassinii politici che segnò gli Stati Uniti negli anni Sessanta.
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47. Il saluto Black Power — John Dominis, 16 ottobre 1968
Nato a Los Angeles, California, Stati Uniti, il 27 giugno 1921 — morto a New York City, Stati Uniti, il 30 dicembre 2013.
Sul podio dei duecento metri alle Olimpiadi di Città del Messico, gli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos abbassano il capo e alzano un pugno guantato di nero durante l'inno, mentre l'australiano Peter Norman, sul gradino più basso, indossa in solidarietà una spilla per i diritti civili. Dominis, veterano di LIFE già passato per Corea e Vietnam, colse in una frazione di secondo un gesto che sarebbe costato ai due atleti l'espulsione dai Giochi e sarebbe rimasto il simbolo per eccellenza dell'attivismo afroamericano nello sport.
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48. Earthrise — Bill Anders, 24 dicembre 1968
Nato a Hong Kong (allora colonia britannica), il 17 ottobre 1933 — morto vicino alle isole San Juan, Washington, Stati Uniti (incidente aereo), il 7 giugno 2024.
A bordo dell'Apollo 8, in orbita lunare, l'astronauta Anders vide la Terra sorgere sopra l'orizzonte grigio e desolato della Luna e scattò d'istinto, a mano libera, quella che sarebbe diventata una delle fotografie più riprodotte della storia. Fu tra le prime immagini a mostrare il nostro pianeta come un unico, fragile oggetto sospeso nel buio — e viene spesso citata come una delle scintille che accesero la sensibilità ambientalista globale dei decenni successivi.
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49. Buzz Aldrin sulla Luna — Neil Armstrong, 20 luglio 1969
Nato a Wapakoneta, Ohio, Stati Uniti, il 5 agosto 1930 — morto a Cincinnati, Ohio, Stati Uniti, il 25 agosto 2012.
Armstrong, il primo uomo a mettere piede sulla Luna, restò per lo più dietro l'obiettivo durante la passeggiata lunare dell'Apollo 11: la maggior parte delle fotografie di quella giornata — compresa questa, che ritrae Buzz Aldrin nella sua tuta spaziale con il riflesso di Armstrong stesso visibile nella visiera — porta dunque la sua firma, pur essendo Aldrin il soggetto più fotografato dell'impresa.
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50. Woodstock — Elliott Landy, agosto 1969
Nato nel 1942, Stati Uniti — vivente.
Fotografo ufficiale del festival, Landy documentò da vicino l'oceano di mezzo milione di giovani radunati in una fattoria dello Stato di New York per tre giorni di musica, pioggia e comunità improvvisata. Le sue immagini — insieme ai suoi celebri ritratti di Bob Dylan e The Band, realizzati proprio negli stessi anni nella cittadina di Woodstock — restano il documento visivo più citato dello spirito utopico della controcultura di fine anni Sessanta.
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Cosa resta, alla fine dell'atto secondo
Cala il sipario sull'atto secondo: da V-J Day, Times Square (Alfred Eisenstaedt, 14 agosto 1945) a Woodstock (Elliott Landy, agosto 1969), venticinque frammenti di un unico, lunghissimo tentativo di fermare il tempo prima che scompaia. Cambiano gli strumenti, i secondi di posa, la velocità con cui un'immagine raggiunge chi guarda, ma resta identico il gesto fondativo della fotografia: sottrarre qualcosa alla dimenticanza.
Molte di queste cento immagini sono nate da un errore di tempismo, da un turno di lavoro qualunque, da un fotografo dilettante che teneva per abitudine una macchina fotografica in macchina. Pochissime furono pensate, nel momento dello scatto, come destinate a "cambiare il mondo": quella pretesa, semmai, gliela abbiamo attribuita noi, guardandole in retrospettiva. È forse questo il vero filo che le unisce — non la loro eccezionalità dichiarata, ma la capacità imprevista di continuare a significare qualcosa molto dopo l'istante in cui sono state scattate, diventando patrimonio condiviso più che proprietà di chi le ha realizzate.
Ci congediamo da questa rassegna con la stessa domanda con cui l'abbiamo aperta, senza pretendere di saperne davvero la risposta: che cosa rende un'immagine capace di attraversare i decenni? Se una parte della risposta esiste, forse sta proprio nella pazienza con cui certe fotografie chiedono di essere guardate — non consumate distrattamente, ma osservate a lungo, come abbiamo provato a fare, un fotogramma alla volta, in queste cento schede.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo — Atto secondo (schede 26-50): dalla fine della Seconda guerra mondiale allo sbarco sulla Luna e Woodstock (1945-1969), con Alfred Eisenstaedt, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, David Douglas Duncan, Vivian Maier, Charles Moore, Malcolm Browne, Martin Luther King e la Marcia su Washington, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, la guerra del Vietnam, Bill Anders e la fotografia Earthrise, Neil Armstrong sulla Luna. Fonte primaria: progetto Time “100 Photographs: The Most Influential Images of All Time” e il volume italiano “100 foto che hanno cambiato il mondo” di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
Una messa in scena in Quattro Atti

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto IV
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto IV Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto quarto di quattro — schede 76–100 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto III
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto III Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto terzo di quattro — schede 51–75 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto primo di quattro — schede 1–25 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul
L'elenco completo, dalla 1 alla 100
| N. | Fotografia | Fotografo, anno |
|---|---|---|
| 1 | Vista dalla finestra a Le Gras | Joseph Nicéphore Niépce, 1826 circa |
| 2 | The Haystack | William Henry Fox Talbot, 1844 circa |
| 3 | Boulevard du Temple | Louis Daguerre, 1838 |
| 4 | Autoritratto da annegato | Hippolyte Bayard, 1840 |
| 5 | Valley of the Shadow of Death | Roger Fenton, 23 aprile 1855 |
| 6 | Abraham Lincoln | Mathew Brady, 27 febbraio 1860 |
| 7 | The Dead of Antietam | Alexander Gardner, 1862 |
| 8 | Ritratto di Sir John Herschel | Julia Margaret Cameron, 1867 |
| 9 | The Horse in Motion | Eadweard Muybridge, giugno 1878 |
| 10 | Bandits' Roost | Jacob Riis, 1888 |
| 11 | The Steerage | Alfred Stieglitz, 1907 |
| 12 | Addie Card, filatrice dodicenne | Lewis Hine, 1910 |
| 13 | Giovani contadini | August Sander, 1914 |
| 14 | Gloria Swanson | Edward Steichen, 1924 |
| 15 | Le Violon d'Ingres | Man Ray, 1924 |
| 16 | I ministri dormono | Erich Salomon, 1931 circa |
| 17 | Fort Peck Dam | Margaret Bourke-White, 1936 |
| 18 | Madre migrante | Dorothea Lange, marzo 1936 |
| 19 | Allie Mae Burroughs | Walker Evans, 1936 |
| 20 | Miliziano colpito a morte | Robert Capa, 5 settembre 1936 |
| 21 | Dolore (Kerch) | Dmitri Baltermants, 1942 |
| 22 | Innalzamento della bandiera a Iwo Jima | Joe Rosenthal, 23 febbraio 1945 |
| 23 | Bandiera sul Reichstag | Yevgeny Khaldei, 2 maggio 1945 |
| 24 | Cordoglio per Roosevelt | Ed Clark, aprile 1945 |
| 25 | I sopravvissuti di Buchenwald | Margaret Bourke-White, aprile 1945 |
| 26 | V-J Day, Times Square | Alfred Eisenstaedt, 14 agosto 1945 |
| 27 | Gli ultimi giorni di Gandhi | Henri Cartier-Bresson, gennaio 1948 |
| 28 | Country Doctor | W. Eugene Smith, 1948 |
| 29 | Il bacio dell'Hôtel de Ville | Robert Doisneau, 1950 |
| 30 | American Girl in Italy | Ruth Orkin, 1951 |
| 31 | Marine sfinito, Guerra di Corea | David Douglas Duncan, 1950 |
| 32 | Fontane separate | Elliott Erwitt, 1950 |
| 33 | James Dean a Times Square | Dennis Stock, 1955 |
| 34 | Autoritratto in vetrina | Vivian Maier, anni '50 |
| 35 | Idranti a Birmingham | Charles Moore, maggio 1963 |
| 36 | Il monaco che brucia | Malcolm Browne, 11 giugno 1963 |
| 37 | "I Have a Dream" | Bob Adelman, 28 agosto 1963 |
| 38 | Il giuramento a bordo dell'Air Force One | Cecil Stoughton, 22 novembre 1963 |
| 39 | L'uccisione di Lee Harvey Oswald | Bob Jackson, 24 novembre 1963 |
| 40 | Marcia da Selma a Montgomery | Steve Schapiro, 1965 |
| 41 | Reaching Out | Larry Burrows, 1966 |
| 42 | Flower Power | Bernie Boston, 21 ottobre 1967 |
| 43 | Esecuzione a Saigon | Eddie Adams, 1 febbraio 1968 |
| 44 | Il massacro di My Lai | Ronald L. Haeberle, 16 marzo 1968 |
| 45 | Il balcone del Lorraine Motel | Joseph Louw, 4 aprile 1968 |
| 46 | L'assassinio di Robert Kennedy | Bill Eppridge, 5 giugno 1968 |
| 47 | Il saluto Black Power | John Dominis, 16 ottobre 1968 |
| 48 | Earthrise | Bill Anders, 24 dicembre 1968 |
| 49 | Buzz Aldrin sulla Luna | Neil Armstrong, 20 luglio 1969 |
| 50 | Woodstock | Elliott Landy, agosto 1969 |
| 51 | Guerrillero Heroico | Alberto Korda, 5 marzo 1960 |
| 52 | Kent State | John Filo, 4 maggio 1970 |
| 53 | Napalm Girl | Nick Ut, 8 giugno 1972 |
| 54 | The Blue Marble | Equipaggio dell'Apollo 17, 7 dicembre 1972 |
| 55 | Burst of Joy | Sal Veder, 17 marzo 1973 |
| 56 | Il crollo della scala antincendio | Stanley Forman, 22 luglio 1975 |
| 57 | Evacuazione da un tetto a Saigon | Hubert Van Es, 29 aprile 1975 |
| 58 | Afghanistan, la prima guerra | Steve McCurry, 1979-1980 |
| 59 | Molotov Man | Susan Meiselas, 1979 |
| 60 | John Lennon e Yoko Ono | Annie Leibovitz, 8 dicembre 1980 |
| 61 | Attentato a Ronald Reagan | Ron Edmonds, 30 marzo 1981 |
| 62 | Guerra civile in Libano | James Nachtwey, 1982-1983 |
| 63 | Ragazza afghana | Steve McCurry, dicembre 1984 |
| 64 | Omayra Sánchez, Armero | Frank Fournier, novembre 1985 |
| 65 | Chernobyl | Igor Kostin, 26 aprile 1986 |
| 66 | Serra Pelada | Sebastião Salgado, 1986 |
| 67 | Tank Man | Jeff Widener, 5 giugno 1989 |
| 68 | Caduta del Muro di Berlino | David Turnley, 9 novembre 1989 |
| 69 | Rivoluzione romena | Peter Turnley, dicembre 1989 |
| 70 | The Face of AIDS | Thérèse Frare, maggio 1990 |
| 71 | Il dolore di un soldato | David Turnley, 1991 |
| 72 | I pozzi di petrolio in fiamme | Sebastião Salgado, 1991 |
| 73 | Demi Moore incinta | Annie Leibovitz, agosto 1991 |
| 74 | Pulizia etnica in Bosnia | Ron Haviv, aprile 1992 |
| 75 | L'avvoltoio e la bambina | Kevin Carter, marzo 1993 |
| 76 | La stretta di mano di Oslo | Ron Edmonds, 13 settembre 1993 |
| 77 | Il silenzio del Ruanda | Gilles Peress, 1994 |
| 78 | Il vigile del fuoco e la bambina | Charles Porter IV, 19 aprile 1995 |
| 79 | Profughi del Kosovo | James Nachtwey, 1999 |
| 80 | La prima foto caricata sul web | Silvano de Gennaro, luglio 1992 |
| 81 | The Falling Man | Richard Drew, 11 settembre 2001 |
| 82 | L'alzabandiera a Ground Zero | Thomas Franklin, 11 settembre 2001 |
| 83 | Sharbat Gula, ritrovata | Steve McCurry, gennaio 2002 |
| 84 | Il prigioniero e suo figlio | Jean-Marc Bouju, marzo 2003 |
| 85 | Samar Hassan | Chris Hondros, 18 gennaio 2005 |
| 86 | La crisi dei mutui subprime | Anthony Suau, 2008 |
| 87 | Grant Park, la notte dell'elezione | Callie Shell, 4 novembre 2008 |
| 88 | Ritratto di Vladimir Putin | Platon, 2007 |
| 89 | La guerra fotografata con un telefono | Damon Winter, 2010 |
| 90 | Il miracolo sull'Hudson | Janis Krums, 15 gennaio 2009 |
| 91 | Situation Room | Pete Souza, 1° maggio 2011 |
| 92 | Maratona di Boston | John Tlumacki, 15 aprile 2013 |
| 93 | Il selfie degli Oscar | Bradley Cooper, 2 marzo 2014 |
| 94 | Alan Kurdi | Nilüfer Demir, 2 settembre 2015 |
| 95 | La rotta balcanica | Sergey Ponomarev, 2015 |
| 96 | Baton Rouge | Jonathan Bachman, 9 luglio 2016 |
| 97 | Piazza San Pietro, deserta | Yara Nardi, 27 marzo 2020 |
| 98 | L'ospedale di Mariupol | Evgeniy Maloletka, 9 marzo 2022 |
| 99 | Il primo campo profondo del Webb | NASA, ESA, CSA e STScI, 11 luglio 2022 |
| 100 | Il pugno alzato | Evan Vucci, 13 luglio 2024 |
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo — Atto secondo (schede 26-50): dalla fine della Seconda guerra mondiale allo sbarco sulla Luna e Woodstock (1945-1969), con Alfred Eisenstaedt, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, David Douglas Duncan, Vivian Maier, Charles Moore, Malcolm Browne, Martin Luther King e la Marcia su Washington, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, la guerra del Vietnam, Bill Anders e la fotografia Earthrise, Neil Armstrong sulla Luna. Fonte primaria: progetto Time “100 Photographs: The Most Influential Images of All Time” e il volume italiano “100 foto che hanno cambiato il mondo” di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.



