A. F. Lydon – B. Fawcett, Alternanthera, da Les Plantes à Feuillage Coloré, 1865
Foglie in posa
«Beautiful Leaved Plants» E. J. Lowe, 1865

Nel 1865 un naturalista inglese abituato più alla sistematica delle felci e alle osservazioni astronomiche che all'orticoltura da salotto — Edward Joseph Lowe — pubblica a Londra, con l'incisore Alexander Francis Lydon e lo stampatore Benjamin Fawcett, un volume il cui titolo è già un manifesto: Beautiful Leaved Plants. Nessun fiore in copertina, nessuna promessa di profumo: solo foglie, variegate, screziate, striate di porpora o d'argento, ritratte una per una come si ritrae un volto. Nel giardino vittoriano, dove il fiore regna sovrano e la foglia si limita a fargli da cornice, è un'inversione di gerarchia quasi eretica. Eppure l'opera trova seguito quasi immediato: nel 1867 l'editore parigino Jules Rothschild ne propone una versione francese, riveduta e introdotta dal botanico Charles Naudin, che mantiene intatto l'apparato illustrativo ma dichiara nel titolo, questa volta senza ambiguità, il vero oggetto del libro — Les Plantes à Feuillage Coloré.
Un'ossessione vittoriana
La vicenda si inserisce in un fenomeno più ampio che attraversa la seconda metà dell'Ottocento britannico: la febbre delle piante esotiche. L'espansione coloniale spalanca ai cacciatori di piante regioni fino ad allora fuori portata — l'Assam, la Malesia, l'America centrale — e ogni bastimento in rientro porta con sé nuove felci, nuove palme, nuove aracee dalle foglie impossibili da immaginare in un orto europeo. Le serre si moltiplicano, il vetro cala di prezzo, la "pianta da salotto" diventa un segno di status alla portata anche della piccola borghesia urbana. Croton, Caladium, Maranta, Dieffenbachia: nomi che oggi suonano familiari da fioraio di quartiere entrano allora in scena come prodigi coloniali da collezionare ed esibire, e Lowe li cataloga con la stessa ossessione classificatoria che aveva già riservato, pochi anni prima, alle felci britanniche in un trattato precedente.
Il ritratto e il documento
Quel che rende l'opera memorabile, però, non è solo il soggetto ma il metodo con cui viene messo in pagina. Ogni foglia è resa in cromolitografia — un procedimento che sovrappone più matrici di colore per restituire la variegatura più capricciosa senza appiattirla — e nelle copie meglio conservate ogni tavola arriva protetta da un foglio di velina, esattamente come si usava per i ritratti fotografici da studio. Accanto, nel corpo del testo, una piccola incisione in bianco e nero mostra la stessa pianta per intero, in vaso, nelle sue proporzioni reali: non più il primo piano assoluto della foglia isolata, ma il documento che la accompagna e la colloca nel mondo. È un dittico che oggi chiameremmo quasi editoriale — il dettaglio spettacolare e il dato di contesto, l'icona e la didascalia — ripetuto tavola dopo tavola per 120 volte, tanto nell'edizione inglese quanto in quella francese.

Una grammatica che dura
Non è un caso che proprio da questo repertorio di forme fogliari — variegature, nervature, margini frastagliati — attingeranno di lì a pochi decenni i disegnatori dell'Art Nouveau, dai vetri di Gallé ai manifesti di Mucha, in cerca di un ornamento che la natura sembrava avere già inventato meglio di qualsiasi stilista. La foglia diventa motivo prima ancora di essere pianta: una sintassi visiva riutilizzabile, spogliata del contesto botanico e messa a disposizione del disegno — la stessa operazione, in fondo, che compie chiunque scelga oggi una di queste tavole per farne un poster.
È questo il principio che ha guidato la selezione delle venticinque tavole raccolte nel nostro poster: non un erbario, ma un piccolo atlante di forme, scelto per la varietà dei tagli e delle screziature più che per la sistematica botanica — un invito a guardare la foglia come l'Ottocento aveva imparato a guardarla: non lo sfondo del fiore, ma il soggetto del ritratto.
I due botanici

Naturalista inglese dagli interessi enciclopedici: astronomo, meteorologo e botanico, membro della Royal Society. Prima di dedicarsi alle foglie ornamentali aveva già pubblicato l'imponente Ferns: British and Exotic (1856–1861), otto volumi sulle felci. Beautiful Leaved Plants nasce dalla stessa ossessione classificatoria applicata a un soggetto nuovo.

Botanico francese del Muséum national d'histoire naturelle, oggi ricordato come precursore di Mendel per i suoi studi sull'ibridazione vegetale. Diresse il giardino sperimentale della Villa Thuret ad Antibes, dedicato all'acclimatazione di piante esotiche in Francia e Algeria — un lavoro che rende la sua cura dell'edizione francese di Lowe tutt'altro che occasionale.
Per approfondire
Le edizioni storiche di quest'opera — inglese, francese e tedesca — si trovano ancora in commercio come ristampe anastatiche: Les Plantes à Feuillage Coloré → (varie edizioni).
Lo sapevi che?
Ogni tavola a colori di Les Plantes à Feuillage Coloré era protetta, nelle copie meglio conservate, da un foglio di velina — e affiancata nel testo da una piccola incisione in bianco e nero che ritraeva la stessa pianta per intero, in vaso: quasi un documento d'identità accostato al primo piano della foglia.
