C’è un momento preciso in cui l’Italia smette di essere un catalogo di monumenti da cartolina e diventa, per la prima volta, un paesaggio da abitare con lo sguardo: è il 15 gennaio 1984, alla Pinacoteca Provinciale di Bari, quando si apre Viaggio in Italia. Non una mostra di un autore, ma di un metodo: venti fotografi diversi, chiamati a raccontare non l’Italia che si esporta ma quella che si attraversa ogni giorno — un distributore di benzina, una tenda da campeggio, un balcone, la luce piatta di un pomeriggio qualunque.
Dentro l’universo calmadimare, dove la fotografia di paesaggio è già di casa, questo libro occupa un posto particolare: è l’atto fondativo, il momento in cui un intero linguaggio — quello che poi chiameremo “scuola italiana del paesaggio” — trova la sua prima grammatica condivisa. Non un manifesto teorico, ma venti modi di tenere la macchina fotografica ferma davanti a ciò che nessuno guardava più, perché troppo vicino, troppo feriale, troppo nostro.
La ristampa Quodlibet del quarantennale non è un semplice reprint: le fotografie sono state riportate alla luce ripartendo dai negativi e dalle stampe originali, per restituire un colore e una grana che la prima tiratura, uscita un’unica volta nel 1984, aveva reso quasi introvabile. Un libro che torna, dunque, non per nostalgia ma perché il suo sguardo — meno spettacolare di quello che siamo abituati a consumare oggi, e proprio per questo più esatto — continua a insegnare come si guarda un paese senza tradirlo.



































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