Palazzo Angeli, Prato della Valle, Padova — sede del Museo del Precinema, Collezione Minici Zotti
L'utopia del Mondo Niovo
«Mio pare, co giera zovene, el me diseva: Vustu véder el Mondo niovo? o vusto, che te daga do soldi? Mi me taccava ai do soldi.» Carlo Goldoni, Le baruffe chiozzotte, 1762
Lunardo, nella commedia di Goldoni, sceglie i due soldi e rinuncia allo spettacolo. Suo padre, da ragazzo, doveva invece essersi fermato più di una volta davanti a quelle casse di legno alte quanto un uomo, con gli spioncini allineati sul fronte, che gli ambulanti issavano nelle piazze dei paesi veneti tra Sette e Ottocento. Le chiamavano "Mondi Novi", o pantoscopi: dentro, illuminate a giorno dal sole o a lume di candela per l'effetto notte, scorrevano vedute di città lontane, battaglie, meraviglie del mondo dipinte a mano su carta e in parte traforate. Fuori, un imbonitore raccontava, tirava le cordicelle, cambiava le immagini, vendeva la meraviglia a soldo. In Germania lo chiamavano Guckkasten, in Francia boîte d'optique, nei paesi anglosassoni peep show: la stessa macchina del desiderio, con nomi diversi, in giro per tutta Europa e parte dell'Asia. Oggi una delle raccolte più importanti al mondo di questi oggetti — insieme a lanterne magiche, vetrini stereoscopici, teatri d'ombre e giochi ottici — si trova nel sottotetto quattrocentesco di un palazzo affacciato su Prato della Valle, a Padova.
Palazzo Angeli, un'arca di Noè della visione
Il Museo del PRECINEMA nasce nel 1998, in collaborazione con il Comune di Padova e l'Assessorato alla Cultura, con la consulenza architettonica di Gianfranco Martinoni: un progetto pubblico-privato costruito attorno alla collezione privata di Laura Minici Zotti, raccolta in oltre quarant'anni di ricerche in tutta Europa. Il risultato è stato definito, non a caso, quasi una Wunderkammer: lanterne magiche con vetri dipinti a mano nell'Ottocento — spesso animati da piccoli meccanismi —, i già citati Mondi Novi, vedute ottiche, stereoscopie, teatri d'ombre, giochi ottici e strumenti musicali d'epoca, un insieme che ricostruisce per intero il percorso che porta, per gradi, dal Settecento all'invenzione dei fratelli Lumière. La collezione, cresciuta negli anni fino a non stare più negli spazi del sottotetto, è oggi al centro di un progetto di ampliamento verso il piano nobile del palazzo, con una nuova sala di proiezione: il museo è in una fase di riallestimento e restauro, e per questo motivo rimandiamo a un prossimo aggiornamento ogni indicazione su giorni e orari di apertura.
Il teatro d'ombre di Montmartre, arrivato a Padova
Fra i pezzi più sorprendenti della collezione c'è un piccolo tesoro arrivato da Parigi: un teatro d'ombre cinesi completo di quinte, lanterne e scene dipinte, con settanta sagome ritagliate in zinco pensate per quattro diversi spettacoli. Nascono nel 1885 in rue Victor Massé — allora rue Laval —, dove si era da poco trasferito il Cabaret du Chat Noir di Rodolphe Salis, il locale ai piedi di Montmartre reso celebre anche dal manifesto Tournée du Chat Noir di Théophile Alexandre Steinlen. Le ombre, simili a quelle proiettate nei cabaret della Belle Époque parigina fra il 1886 e il 1914, mettono in scena racconti come La Marche à l'Étoile, Carnaval de Venise, Le Sphinx e L'Âge d'Or. La raccolta è arrivata alla Collezione Minici Zotti come donazione del Centro Studi della Barbariga, fondato da Angelo Dalle Molle, ed è stata oggetto di anni di ricerche — comprese quelle condotte da Laura Minici Zotti direttamente a Parigi — per ricostruirne provenienza e cataloghi.
Charles Dickens, visioni italiane su vetro
Fra il 1844 e il 1845 Charles Dickens attraversò l'Italia con moglie e figli, fermandosi a lungo a Venezia: una città che lo sorprese al punto da fargli usare, per descriverla nei suoi diari, la parola "visioni". Da quel viaggio nacque Pictures from Italy, pubblicato nel 1846, resoconto letterario di un Grand Tour che toccò anche Genova, Roma e Napoli. Il Museo del Precinema ha dedicato a quella presenza — e al modo in cui l'Ottocento la trasformò in immagine — una ricca serie di vetri fotografici d'epoca per lanterna magica, che ricostruiscono l'itinerario italiano dello scrittore; ad essi si affiancano altri vetri colorati di manifattura inglese, coevi a Dickens, che illustrano invece scene tratte dai suoi racconti più noti. Due modi diversi, uniti dalla stessa tecnica, di trasformare un viaggio e una narrazione in una sequenza di lastre da proiettare al buio.
Stereoscopie e vedute in rilievo
Il principio della visione binoculare, noto fin dal Cinquecento, diventa macchina solo nel 1832, quando lo scienziato inglese Charles Wheatstone brevetta il primo stereoscopio a specchi: una coppia di disegni, riflessi da due specchi, restituisce all'occhio un'illusione di rilievo. È David Brewster, sostituendo gli specchi con lenti, a renderlo davvero maneggevole — e a far coincidere la stereoscopia con l'avvento della fotografia, ufficialmente presentata da Daguerre nel 1839. Da lì la tecnica si diffonde rapidamente in tutta Europa, alimentando un mercato di cartoline stereoscopiche di paesaggi e vedute; in Italia è Carlo Ponti, a Venezia, a distinguersi nella produzione di immagini e strumenti stereoscopici legati proprio alla città lagunare, un filone che nella collezione padovana trova ampio spazio.
Scheda della fondatrice
Veneziana di origine, vive a Padova. Dal 1975 porta in giro per il mondo spettacoli con lanterna magica, adoperando una lanterna J. H. Steward a doppio obiettivo del 1880 e vetri ottocenteschi dipinti a mano. Fonda il museo nel 1998 con il Comune di Padova; nel 2007 riceve il Sigillo della Città di Padova, nel 2008 il premio Jean Mitry alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. Nel 2018, per il ventennale, passa formalmente la direzione al figlio Carlo Alberto Zotti Minici, docente di Storia del cinema all'Università di Padova; nel 2025 ha annunciato la donazione dell'intera collezione al Comune, per ampliare gli spazi espositivi del museo.
Per approfondire
Quando il cinema non c'era. Storie di mirabili visioni, illusioni ottiche e fotografie animate → di Donata Pesenti Campagnoni (UTET Università).
Lo sapevi che?
Nel 1791 Giandomenico Tiepolo dipinse per la sua villa di campagna a Zianigo un affresco intitolato proprio Il Mondo Novo: una folla veneziana — nobili, popolani, borghesi — vista di spalle, in fila per guardare dentro una scatola ottica ambulante. Staccato dalla villa, l'affresco è conservato dal 1935 al Museo del Settecento Veneziano di Ca' Rezzonico, a Venezia: una delle ultime immagini dipinte da un Tiepolo prima della caduta della Serenissima, e insieme uno dei ritratti più diretti che restino di quello stesso spettacolo di piazza oggi custodito, in altra forma, a Palazzo Angeli.
Il Museo del Precinema di Padova, fondato nel 1998 da Laura Minici Zotti a Palazzo Angeli, Prato della Valle, custodisce la Collezione Minici Zotti: lanterne magiche, Mondi Novi, vetrini stereoscopici, teatri d'ombre e giochi ottici. L'articolo racconta il teatro d'ombre del Chat Noir di Rodolphe Salis, i vetri per lanterna magica dedicati al viaggio italiano di Charles Dickens e il fondo stereoscopico veneziano di Carlo Ponti, con rimando ai cataloghi Il teatro d'ombre a Parigi (1886-1914), Dickens in Italy e Il fascino discreto della stereoscopia disponibili su calmadimare.it.





