Kanako Abe, Forest Guardian, 2023 — legno, carta tagliata e tinta a mano, acrilico, pastello, inchiostro (collezione Circles, GR2 Gallery, Los Angeles)
Animali giganti nell'opera onirica di Kanako Abe
«Una volta iniziata l'incisione, non ho più modo di cambiare idea.» Kanako Abe
Silenziose, imponenti, avvolte da una solennità che sembra provenire da un tempo remoto: le creature che abitano l'immaginario di Kanako Abe — artista giapponese nata a Sendai e oggi attiva a Seattle — nascono da un solo gesto irreversibile. Con un bisturi e un unico foglio di carta, spesso tinto a mano con indaco, ruggine o inchiostro di sumi, Abe pratica il kiri-e (切り絵), l'antica arte giapponese dell'intaglio della carta: non disegna per correggere, ma per sottrarre, sapendo che ogni taglio, una volta compiuto, non lascia spazio al ripensamento. Da questa disciplina radicale nasce Forest Guardian, opera del 2023 in cui legno, carta tagliata e tinta a mano, acrilico, pastello e inchiostro compongono un tondo di circa trenta centimetri: un piccolo universo in cui l'animale smisurato veglia, immobile, su un bosco che riesce appena a contenerlo.
Tra folklore giapponese e guardiani del bosco
Nelle composizioni di Abe, la presenza di animali giganti — volpi, cervi, lupi che occupano l'intera scena — non genera mai un senso di minaccia o di smarrimento. Al contrario, richiama direttamente il concetto giapponese di Nushi: spiriti custodi che abitano montagne e foreste e che, nel corso dei secoli, crescono fino a raggiungere proporzioni sovrumane, temuti e rispettati in egual misura. È la mitologia esplicitamente evocata dalla serie che Abe ha presentato nel gennaio 2024 alla Giant Robot Gallery di Los Angeles: scene notturne in cui lupi e cervi enormi emergono da fitti intrecci di fogliame ritagliato, mentre la carta abbandona la superficie piatta per costruire piccole scenografie tridimensionali — teatrini in miniatura pensati, nelle parole dell'artista, per far sentire chi guarda come dentro un piccolo teatro di posa.
La figura umana, quando compare, resta minuscola di fronte a queste manifestazioni: si stringe al pelo intagliato di una volpe monumentale, si rifugia sotto lo sguardo di un cervo che occupa l'intero orizzonte. Il rapporto di scala si rovescia rispetto alla consuetudine antropocentrica, e l'animale — anziché essere osservato — diventa la soglia che accoglie e protegge. In A Fox That Stole A Star, presentata nella collettiva Gatherings alla GR2 Gallery nel gennaio 2024, questo scarto si fa quasi favola: una volpe custodisce tra le zampe un frammento di cielo strappato alla notte, come se la luce stessa avesse bisogno, per non disperdersi, di un guardiano di carta.
Il vuoto come architettura visiva
Dal punto di vista tecnico, il fascino del lavoro di Abe risiede nell'equilibrio tra pieno e vuoto. Ogni sottile filamento di carta risparmiato dalla lama deve reggere l'intera struttura dell'opera: un taglio di troppo, un calcolo sbagliato, e la composizione collassa su se stessa prima ancora di essere completata. L'artista lavora partendo da un solo foglio, spesso capovolgendolo mentre incide per concentrarsi sul ritmo dei vuoti anziché sul disegno nel suo complesso — un metodo lento, quasi meditativo, che richiede dalle sei alle sessanta ore di lavoro ininterrotto a seconda della complessità del soggetto. È lo stesso rigore che, applicato a scala inusuale per la tecnica, ha permesso ad Abe di realizzare anche lupi e orsi a grandezza naturale, dove l'ambizione dimensionale non intacca mai la precisione del taglio.
Dal bianco al colore: quando la carta non si lascia più controllare
Per anni Abe ha lavorato quasi esclusivamente su carta bianca. Poi, nei primi mesi della pandemia, qualcosa si è incrinato: l'idea stessa di esercitare un controllo assoluto sul materiale le è parsa, in un momento di incertezza collettiva, fuori sintonia con il proprio modo di fare arte. Da lì la scelta di tingere a mano la carta washi con indaco, ruggine, inchiostro di sumi e pigmenti raccolti nei boschi, accettando che il risultato — la tonalità, la trama, persino l'imperfezione — non sia mai del tutto prevedibile. È un rovesciamento non banale: alla precisione millimetrica del taglio, che non ammette errori né ripensamenti, si affianca ora l'abbandono voluto al caso della tintura. Un doppio movimento — controllo assoluto nel gesto, resa al caso nella materia — che restituisce alle creature di Abe ancora più forza, come se la loro pelle di carta portasse impressa la stessa imprevedibilità della natura che rappresentano. Non a caso Kanako arriva al kiri-e da un altro mestiere della precisione e dell'imprevisto: laureata in Arti Teatrali alla San Francisco State University, ha lavorato per anni come costumista e scenografa nei teatri della Bay Area prima di scegliere la carta come unico materiale, e unica lingua, del proprio racconto.
Scheda dell'artista e tecnica

Artista Kiri-e, laureata in Arti Teatrali alla San Francisco State University. Dopo anni come costumista e scenografa nei teatri della Bay Area, ha scelto la carta ritagliata come mezzo espressivo esclusivo, dedicandosi all'attività artistica a tempo pieno dal 2020. Per scelta personale non si fa fotografare: l'immagine qui accanto non è un ritratto fotografico ma una silhouette tratta dalla sua stessa serie Portraits, in cui l'artista sceglie di rappresentare se stessa con lo stesso linguaggio di carta ritagliata delle sue creature.

Intaglio a mano libera di un singolo foglio di carta con lama di precisione, senza possibilità di correzione. Dal 2012 Abe integra anche l'Ise-katagami, la tecnica tradizionale degli stencil di carta un tempo usata per decorare i tessuti dei kimono. Dal 2020 tinge a mano la washi con indaco, ruggine, inchiostro di sumi e materiali raccolti nei boschi.
Per approfondire
Kire: il bello in Giappone → di Ryosuke Ohashi (Mimesis).
Arte giapponese → di Francesco Morena (Giunti, collana Dossier d'art).
Lo sapevi che?
Il passaggio dal bianco al colore non è stato pianificato a tavolino: Kanako Abe ha iniziato a tingere la carta con indaco, ruggine e inchiostro di sumi proprio nei mesi più incerti della pandemia, quando — dice l'artista — cercare un controllo assoluto sul proprio lavoro le sembrava improvvisamente fuori luogo. Da allora il caso, accettato e non più temuto, è diventato parte integrante del suo metodo.

Kanako Abe è un'artista giapponese Kiri-e nata a Sendai, in Giappone, e oggi attiva a Seattle. Pratica l'antica tecnica giapponese del kiri-e (切り絵), l'intaglio manuale della carta, realizzando ogni opera a partire da un unico foglio inciso con un bisturi di precisione, senza possibilità di correzione. Per scelta personale non si fa fotografare. Le sue composizioni raffigurano animali giganteschi — volpi, lupi, cervi — che richiamano il folklore giapponese dei Nushi, spiriti custodi dei boschi e delle montagne cresciuti a proporzioni sovrumane. Tra le opere più note: Forest Guardian (2023), realizzata in legno, carta tagliata e tinta a mano, acrilico, pastello e inchiostro per la mostra Circles alla GR2 Gallery di Los Angeles; The Squirrel (2023); la serie Nushi (2024), presentata alla Giant Robot Gallery di Los Angeles, con scenografie tridimensionali di carta tagliata raffiguranti lupi e cervi giganti in ambientazioni notturne; A Fox That Stole A Star (2024), esposta nella collettiva Gatherings alla GR2 Gallery. Dal 2020 Kanako Abe tinge a mano la carta washi con indaco, ruggine, inchiostro di sumi e pigmenti raccolti nei boschi, un metodo sviluppato durante la pandemia come reazione al bisogno di controllo assoluto sul processo creativo. Laureata in Arti Teatrali alla San Francisco State University, ha lavorato come costumista e scenografa teatrale nella Bay Area prima di dedicarsi a tempo pieno all'arte della carta. Dal 2012 integra nelle sue opere anche l'Ise-katagami, la tecnica tradizionale degli stencil di carta usata per la decorazione dei kimono. Articolo a cura di calmadimare.it, l'area editoriale di Grafiche Turato, stampatore ed editore a Mestrino, Padova, specializzato in cataloghi d'arte, editoria illustrata e stampe fine art.





