Looking Good: la commedia involontaria dello sguardo
Il contenuto è un bagliore di qualcosa, un incontro come un lampo, è tremendamente attuale.— Willem de Kooning
Un esercizio durato cinquant'anni
C'è un momento, in ogni fotografia di strada riuscita, in cui il soggetto smette di essere ignaro. È l'istante in cui si accorge di essere guardato — o in cui, guardando altrove, rivela comunque qualcosa di sé. Charles H. Traub ha costruito attorno a questo istante mezzo secolo di lavoro. Looking Good, il suo libro più recente per Lazy Dog Press, raccoglie fotografie realizzate dalla metà degli anni Settanta a oggi: spiagge, marciapiedi, feste, stazioni, tutti i luoghi in cui la gente si concede — per un attimo, senza saperlo — allo sguardo di un altro.
Non è un progetto a tema in senso stretto, quanto un metodo di attenzione applicato con costanza per decenni. George Sand scriveva che il segreto dello studio della vita sta nell'imparare a usare i propri occhi: Traub ha fatto di questa frase quasi un programma di lavoro, trasformando l'osservazione quotidiana — vagare, sostare, guardare la gente guardare — nella materia stessa della propria fotografia.
Tutti attori, senza saperlo
Il nucleo teorico del libro, per quanto mai dichiarato in forma di manifesto, sta in un'intuizione semplice: nel momento in cui osserviamo qualcuno, e nel momento in cui veniamo osservati, indossiamo — consapevolmente o meno — un volto diverso da quello che avremmo da soli. Le fotografie di Traub colgono esattamente questa soglia: lo sguardo che si accorge di essere ricambiato, il gesto che si irrigidisce appena percepisce una macchina fotografica, l'espressione che si scioglie un attimo prima o un attimo dopo di essere "in posa". È una definizione, quella di de Kooning in epigrafe, che calza bene anche alla fotografia candida di Traub: non un ritratto costruito, ma la cattura di un lampo che altrimenti sarebbe passato inosservato.
Uno sguardo formato da altri sguardi
Il modo in cui Traub guarda non nasce dal nulla. Si forma a Chicago, all'Institute of Design, sotto la guida di Aaron Siskind — che diventerà mentore e amico per tutta la vita — insieme ad Arthur Siegel e Garry Winogrand: tre modi radicalmente diversi di intendere la fotografia, che convergono nella formazione di un autore capace di muoversi tra astrazione, cronaca e ritratto senza appartenere del tutto a nessuno dei tre. Da qui nascono le prime serie in bianco e nero — Beach, Street, Parties — prima che Traub passi al colore con Street Portraits, un lavoro avviato nel 1976 e proseguito dopo il trasferimento a New York, città che diventerà il suo osservatorio privilegiato per i decenni successivi.
Ma Traub non è solo un fotografo: è una delle figure che più hanno contribuito a istituzionalizzare l'insegnamento della fotografia negli Stati Uniti. Dirige la newyorkese Light Gallery, dove porta in mostra autori come William Klein, Luigi Ghirri, Ray Metzker e Mario Giacomelli, e nel 1987 fonda il programma di MFA in Photography, Video and Related Media alla School of Visual Arts — il primo del suo genere ad abbracciare pienamente la pratica fotografica digitale. È un dettaglio che aiuta a leggere Looking Good sotto una luce particolare: il libro di un autore che ha passato la vita non solo a guardare, ma a insegnare ad altri come farlo.
Un libro-somma
Looking Good arriva dopo oltre quindici volumi pubblicati e funziona, in un certo senso, come una sintesi: non una monografia tematica ma una raccolta trasversale che attraversa cinquant'anni di sguardo sulla stessa domanda, posta in decine di città e situazioni diverse — cosa succede nell'istante esatto in cui qualcuno guarda, o viene guardato? Il volume, curato nel design da Bunker con testo di Natasha A. Chuk, restituisce quella domanda senza mai risolverla del tutto: ed è forse proprio in questa apertura, più che in una risposta definitiva, che sta il valore di un lavoro fotografico capace di attraversare mezzo secolo senza esaurirsi.











