C’è una fotografia — una delle tante, ma è quella che ritorna sempre per prima — di una bambina con la palla in mano, davanti a un palazzo popolare di Palermo, e dietro di lei l’ombra di un uomo che sembra sorvegliarla o forse solo passare. Letizia Battaglia fotografava così: senza mai scegliere tra la festa e la minaccia, perché a Palermo, per chi ci era nata e ci era rimasta, la festa e la minaccia stavano nella stessa inquadratura, spesso nello stesso istante.
Fotoreporter per “L’Ora” dagli anni Settanta, Battaglia ha attraversato la cronaca nera della sua città con una macchina fotografica invece che con un’arma, restituendo alla mafia — ai suoi morti ammazzati per strada, ai suoi processi, ai suoi funerali di stato — un volto che nessuna cronaca scritta poteva dare. Ma sarebbe una lettura parziale fermarsi lì. Nel suo archivio di oltre mezzo milione di scatti la violenza convive con le processioni religiose, i matrimoni, i manicomi, le spiagge, l’infanzia — un’intera antropologia della Sicilia raccontata da dentro, con la complicità di chi quella luce e quella durezza le conosceva sulla pelle.
Questo volume, pubblicato in occasione della grande retrospettiva itinerante curata da Walter Guadagnini per CAMERA e il Jeu de Paume — dallo Château de Tours a Forlì, fino a Torino — è il primo tentativo davvero organico di restituire l’ampiezza di quel lavoro, oltre l’icona della “fotografa della mafia” in cui la critica e il mercato l’hanno spesso confinata. Duecento immagini, un apparato critico internazionale, un’edizione bilingue pensata per durare: un libro che nella collezione della propria libreria trova posto non accanto ai reportage di cronaca, ma accanto ai grandi cantori per immagini del secondo Novecento italiano — con la stessa urgenza morale, e la stessa capacità di trasformare l’osservazione in una forma di amore per il proprio luogo.



































Reviews
There are no reviews yet.