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Tobia Ravà – Tikkun Olam
L'arte di riparare il mondo
Arte ebraica contemporanea, ghematrià e Kabbalah nell'opera dell'artista veneziano
Arte ebraica · Ghematrià · Venezia · 2025–2026
La filosofia di Tikkun Olam — espressione ebraica che significa "riparare il mondo" — non è una metafora astratta: è un invito concreto alla responsabilità, all'azione, alla bellezza come atto etico. Tobia Ravà, artista veneziano nato a Padova nel 1959, ha fatto di questo principio il cuore pulsante di tutta la sua ricerca. La sua arte non contempla il mondo: lo interroga e propone strumenti per ricucirlo.
Chi è Tobia Ravà: tra Venezia e i numeri
Nato a Padova nel 1959 da famiglia veneziana, Tobia Ravà vive e lavora tra Venezia e Mirano, luoghi che nella sua opera non sono mere coordinate geografiche ma veri stati dell'anima. Venezia — con i suoi canali, ponti e portici dove ombra e luce si inseguono — diventa metafora di un mondo che galleggia sul precario, che resiste alla dissoluzione riparandosi continuamente.
Allievo di Umberto Eco all'Università di Bologna, Ravà ha percorso un cammino formativo attraverso semiotica, filosofia del linguaggio e matematica. Questa formazione multidisciplinare lo ha condotto a sviluppare un sistema iconografico unico, fondato su uno strumento millenario della tradizione ebraica: la ghematrià.
Cos'è la ghematrià: il codice numerico del reale
La ghematrià è un antico sistema della tradizione ebraica e cabbalistica in cui ogni lettera dell'alfabeto ebraico corrisponde a un valore numerico preciso. Attraverso questo codice, le parole si trasformano in sequenze di numeri e i numeri generano forme, paesaggi, figure. Due parole lontane nel significato ma con lo stesso valore numerico rivelano una parentela profonda, invisibile al linguaggio ordinario.
Ravà impiega la ghematrià come un pittore usa i colori: con consapevolezza e intenzione. Le sue opere diventano reti fitte di algoritmi e lettere ebraiche che producono boschi onirici, architetture lagunari, animali, volti umani — tutto in equilibrio sospeso tra rigore matematico e misticismo antico.
Là dove si crea bellezza, nasce il giusto, nasce la pace.
Tobia Ravà, citando Dostoevskij
Accanto alla ghematrià, l'artista utilizza il sistema ATBaSh (את"בש), una tecnica ermeneutica che sostituisce ogni lettera con la sua corrispondente in ordine inverso nell'alfabeto ebraico: un procedimento di rovesciamento che rivela come ciò che appare opposto nasconda una segreta parentela con l'origine.
Questa ricerca lo ha portato a collaborare con il matematico Piergiorgio Odifreddi e a esporre al Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano, a conferma del dialogo autentico tra arte, scienza e tradizione mistica.
▶ Video — La mostra in immagini
Tobia Ravà · Tikkun Olam — video della mostra di Conegliano, 2025
Le opere: tartarughe, lumache e il peso del mondo
La produzione di Ravà spazia su tecniche molto diverse: tempere acriliche su tela, resine, sculture in bronzo e marmo, sublimazioni su raso acrilico, catalizzazioni UV su alluminio. Ogni materiale porta con sé una diversa qualità della luce, una diversa capacità di trattenere il senso.
La natura è il soggetto ricorrente per eccellenza. I boschi di Ravà non sono paesaggi fotografici: sono foreste di segni, dove ogni ramo porta iscritto un numero, ogni foglia è una lettera. Gli alberi si accostano ai coralli, suggerendo quella continuità tra mondo vegetale e mondo marino che la tradizione mistica ebraica aveva intuito da secoli.
Tra gli animali, la tartaruga è la figura più emblematica. Ravà si identifica con la testuggine che porta il mondo sulle spalle — immagine archetipica presente in molte cosmologie — e la declina in sculture doppie, triple, quadruple: le tartarughe si sostengono l'una con l'altra in una catena di responsabilità condivisa. Nessuno porta il peso da solo. Riparare il mondo è un atto collettivo.
Tra le opere più memorabili, Singer — Il lento ricucire della storia (2013): una vecchia macchina da cucire Singer su cui Ravà ha posizionato alcune lumache. La bava delle lumache richiama il filo con cui si ricuciono i frammenti dell'essere. Il gesto umile del sarto che rammenda diventa metafora cosmica: come nella tradizione giapponese del kintsugi, ogni ferita può diventare una linea d'oro che rende l'oggetto più bello e più vero di prima.
Le mostre: da Conegliano a Milano Art Week 2026
La mostra antologica "Tikkun Olam — Riparare il mondo" ha toccato tre sedi tra il 2025 e il 2026:
| Sede | Periodo | Note |
|---|---|---|
| Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV) | Apr – Giu 2025 | Oltre 100 opere in 10 sale, cura Lorena Gava |
| Barchessa Giustinian Morosini, Mirano (VE) | Set – Nov 2025 | Focus su tecniche digitali, cura Trevisan e Zerbi |
| Sist'Art Gallery, Milano | Apr 2026 — Milano Art Week | Percorso internazionale, inaugurazione Milano Art Week |
Perché Tikkun Olam è urgente oggi
In un tempo segnato dalla frammentazione — geopolitica, sociale, esistenziale — il concetto di Tikkun Olam risuona con una forza particolare. L'arte di Ravà non offre risposte facili: offre uno sguardo. Uno sguardo capace di vedere i numeri dietro le forme, le lettere dietro i paesaggi, le connessioni dietro le separazioni è già, di per sé, un atto di riparazione.
Riparare il mondo non richiede gesti eroici. Richiede la pazienza della lumaca che lascia un filo di bava su una vecchia macchina da cucire. Richiede la fiducia — affermata da ogni opera di Ravà — che ogni frammento possa essere ricucito, che ogni ferita possa trasformarsi in luce.
La mostra di Tobia Ravà ci invita a esplorare nuove possibilità di esistenza. E questo è già, di per sé, un atto di riparazione.
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