100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo
Atto primo di quattro — schede 1–25
Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul modo in cui pensiamo il mondo. È questa l'idea alla base del progetto 100 Photographs: The Most Influential Images of All Time, la selezione realizzata da Time con un team internazionale di curatori, storici e photo editor, e raccolta anche nel volume italiano 100 foto che hanno cambiato il mondo, edito con la cura di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
Non è una classifica nel senso sportivo del termine: non esiste, dicono gli stessi curatori, «una formula che renda un'immagine influente». Alcune fotografie sono in questa lista perché sono state le prime nel loro genere — la primissima immagine permanente mai fissata su una lastra, il primo selfie, la prima foto scattata da un telefono cellulare. Altre perché hanno cambiato concretamente il modo in cui viviamo, votiamo, guardiamo la guerra, pensiamo ai diritti civili. Altre ancora perché sono diventate, loro malgrado, la sintesi visiva di un intero secolo: un'esecuzione, un abbraccio, un bambino in fuga, un uomo solo davanti a una fila di carri armati.
Abbiamo scelto di percorrere questa collezione in ordine cronologico, dalla vista dalla finestra a Le Gras di Nicéphore Niépce — 1826 circa, la fotografia più antica che sia sopravvissuta fino a noi — fino alle immagini più recenti della cronaca globale. Cento schede, ciascuna dedicata a un fotografo (nome, luogo e data di nascita e di morte, quando disponibili) e alla fotografia che lo ha reso, spesso senza che lo cercasse, parte della storia. Un percorso lungo, che pubblicheremo a puntate: la fotografia, più di ogni altro medium, ha bisogno di tempo per essere guardata davvero, non solo vista.
Per chi desiderasse approfondire le storie dietro ciascuno scatto con il livello di dettaglio che solo un libro può offrire, segnaliamo il volume qui sotto.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →100 frammenti di memoria universale — Atto primo

1. Vista dalla finestra a Le Gras — Joseph Nicéphore Niépce, 1826 circa
Nato a Chalon-sur-Saône, Francia, il 7 marzo 1765 — morto a Saint-Loup-de-Varennes, Francia, il 5 luglio 1833.
È la fotografia più antica giunta fino a noi: una lastra di peltro ricoperta di bitume di Giudea, esposta per giorni interi nella camera oscura affacciata sul cortile della tenuta di famiglia. L'immagine è confusa, quasi astratta — tetti, un fienile, un albero — eppure segna l'atto di nascita del medium fotografico. Niépce non vide mai il pieno sviluppo della sua invenzione: morì pochi anni dopo, lasciando al socio Louis Daguerre il compito di perfezionarla.
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2. The Haystack — William Henry Fox Talbot, 1844 circa
Nato a Melbury Sampford, Dorset, Inghilterra, l'11 febbraio 1800 — morto a Lacock Abbey, Wiltshire, Inghilterra, il 17 settembre 1877.
Talbot è l'inventore del procedimento negativo-positivo, quello che avrebbe reso la fotografia riproducibile — e quindi diffondibile — per i successivi centocinquant'anni. Questa umile immagine di un covone di fieno comparve nel suo The Pencil of Nature, il primo libro della storia illustrato con fotografie originali incollate a mano, pagina per pagina.
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3. Boulevard du Temple — Louis Daguerre, 1838
Nato a Cormeilles-en-Parisis, Francia, il 18 novembre 1787 — morto a Bry-sur-Marne, Francia, il 10 luglio 1851.
Un lungo tempo di posa trasformò una strada affollata di Parigi in una scena apparentemente deserta: il movimento delle carrozze e dei passanti si dissolse nell'esposizione, tranne quello di un uomo fermo a farsi lucidare le scarpe. È così, quasi per caso, che nella prima fotografia mai scattata a esseri umani compare una figura sola — non un dettaglio, ma il punto in cui, per la prima volta, il tempo fotografico e il tempo umano coincisero.
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4. Autoritratto da annegato — Hippolyte Bayard, 1840
Nato a Breteuil-sur-Noye, Francia, il 20 gennaio 1801 — morto a Nemours, Francia, il 14 maggio 1887.
Bayard aveva inventato un proprio procedimento fotografico prima di Daguerre, ma il governo francese scelse di premiare quest'ultimo, lasciandolo senza riconoscimento né compenso. Bayard rispose con la prima fotografia messa in scena della storia: si ritrasse come un cadavere appena ripescato, accompagnando l'immagine con una nota che accusava lo Stato di averlo, di fatto, lasciato morire.
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5. Valley of the Shadow of Death — Roger Fenton, 23 aprile 1855
Nato a Crimble Hall, Heywood, Lancashire, Inghilterra, il 20 marzo (o 28 marzo, secondo alcune fonti) 1819 — morto a Potters Bar, Hertfordshire, Inghilterra, l'8 agosto 1869.
Inviato in Crimea per documentare la guerra in corso — ma con l'ordine implicito di non mostrarne gli orrori — Fenton fotografò una gola disseminata di palle di cannone, teatro di un bombardamento incessante. È una delle prime fotografie di guerra della storia, e resta ambigua fino in fondo: mette in scena l'assenza di corpi proprio dove la morte era più presente.
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6. Abraham Lincoln — Mathew Brady, 27 febbraio 1860
Nato nella contea di Warren, New York, Stati Uniti, intorno al 1822-1823 (data incerta) — morto a New York City, il 15 gennaio 1896.
Scattato poche ore prima del discorso al Cooper Institute che avrebbe lanciato Lincoln verso la nomination repubblicana, questo ritratto in studio circolò capillarmente durante la campagna presidenziale. Lincoln stesso, anni dopo, avrebbe detto: «Brady e il discorso del Cooper Institute mi hanno fatto presidente». Una delle prime dimostrazioni concrete del potere politico dell'immagine fotografica.
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7. The Dead of Antietam — Alexander Gardner, 1862
Nato a Paisley, Scozia, il 17 ottobre 1821 — morto a Washington D.C., Stati Uniti, il 10 dicembre 1882.
Gardner, che aveva lavorato nello studio di Brady prima di rendersi indipendente, portò per la prima volta davanti al pubblico americano corpi di soldati caduti in battaglia, fotografati sul campo poche ore dopo lo scontro più sanguinoso della Guerra Civile. Il New York Times scrisse che Gardner aveva portato «la terribile realtà e la serietà della guerra» fin dentro i salotti di casa.
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8. Ritratto di Sir John Herschel — Julia Margaret Cameron, 1867
Nata a Calcutta, India britannica, l'11 giugno 1815 — morta a Kalutara, Ceylon (oggi Sri Lanka), il 26 gennaio 1879.
Cameron iniziò a fotografare a quasi cinquant'anni, ricevendo in dono una fotocamera dalla figlia. Il suo ritratto dell'astronomo e chimico John Herschel — che sarebbe poi diventato il padrino del suo primogenito — con la chioma bianca scompigliata come un profeta biblico, resta uno dei vertici del ritratto fotografico ottocentesco, capace di restituire insieme l'intelletto e la fragilità del soggetto.
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9. The Horse in Motion — Eadweard Muybridge, giugno 1878
Nato a Kingston upon Thames, Inghilterra, il 9 aprile 1830 — morto a Kingston upon Thames, Inghilterra, l'8 maggio 1904.
Per rispondere a una scommessa — se un cavallo al galoppo stacchi mai tutti e quattro gli zoccoli da terra — Muybridge allineò una batteria di fotocamere lungo una pista, ciascuna scattata al passaggio del cavallo. Il risultato non chiuse solo una disputa: aprì la strada al cinema, dimostrando che una sequenza di fotogrammi poteva restituire il movimento che l'occhio umano non riesce a scomporre.
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10. Bandits' Roost — Jacob Riis, 1888
Nato a Ribe, Danimarca, il 3 maggio 1849 — morto a Barre, Massachusetts, Stati Uniti, il 26 maggio 1914.
Emigrato povero negli Stati Uniti, Riis usò la fotografia — e il flash al magnesio, allora una novità — per documentare i bassifondi di New York in cui aveva vissuto lui stesso. Bandits' Roost, scattata in un vicolo di Mulberry Bend controllato dalla criminalità, confluì nel libro How the Other Half Lives: la prima grande inchiesta fotogiornalistica sulla povertà urbana, che contribuì a far approvare le prime leggi newyorchesi sull'edilizia popolare.
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11. The Steerage — Alfred Stieglitz, 1907
Nato a Hoboken, New Jersey, Stati Uniti, il 1 gennaio 1864 — morto a New York City, Stati Uniti, il 13 luglio 1946.
Stieglitz scattò questa immagine — passeggeri di terza classe stipati sul ponte inferiore di un transatlantico diretto in Europa — mentre viaggiava in prima classe con la moglie. La composizione, quasi cubista nella sua geometria di ponti, scale e cappelli, convinse il mondo dell'arte che la fotografia potesse essere linguaggio autonomo, non semplice documento: l'atto fondativo del fotografo come artista moderno.
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12. Addie Card, filatrice dodicenne — Lewis Hine, 1910
Nato a Oshkosh, Wisconsin, Stati Uniti, il 26 settembre 1874 — morto a Dobbs Ferry, New York, Stati Uniti, il 3 novembre 1940.
Assunto dal National Child Labor Committee, Hine si finse ispettore, venditore, fotografo assicurativo — qualunque cosa gli permettesse di entrare nelle filande del New England e fotografare i bambini che vi lavoravano. Il volto stanco di Addie Card, operaia dodicenne in un cotonificio del Vermont, divenne il simbolo della battaglia contro il lavoro minorile e contribuì all'approvazione delle prime leggi federali americane in materia.
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13. Giovani contadini — August Sander, 1914
Nato a Herdorf, Germania, il 17 novembre 1876 — morto a Colonia, Germania, il 20 aprile 1964.
Tre giovani contadini in cammino verso una festa da ballo, colti sulla soglia tra il mondo rurale e la modernità del Novecento: l'immagine apre il monumentale progetto Uomini del XX secolo, con cui Sander tentò di fotografare, tipo per tipo e classe per classe, l'intera società tedesca. Il regime nazista avrebbe poi distrutto le lastre dell'opera, giudicata pericolosamente democratica nella sua pretesa di ritrarre tutti allo stesso modo.
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14. Gloria Swanson — Edward Steichen, 1924
Nato a Bivange, Lussemburgo, il 27 marzo 1879 — morto a West Redding, Connecticut, Stati Uniti, il 25 marzo 1973.
Il volto della diva del muto avvolto in un velo nero simile a una gabbia, gli occhi che bucano la trama del tessuto: Steichen, allora capo fotografo di Condé Nast, inventò con questo scatto la grammatica visiva del ritratto glamour hollywoodiano, il modello a cui tutta la fotografia di celebrità avrebbe attinto per il resto del secolo.
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15. Le Violon d'Ingres — Man Ray, 1924
Nato (Emmanuel Radnitzky) a Filadelfia, Pennsylvania, Stati Uniti, il 27 agosto 1890 — morto a Parigi, Francia, il 18 novembre 1976.
Sulla schiena nuda della modella e musa Kiki de Montparnasse, Man Ray dipinse due effe di violino, trasformando il corpo femminile in strumento musicale — e citando insieme la pittura di Ingres e il gusto surrealista per la metamorfosi. Una delle immagini più riprodotte e citate della storia dell'arte del Novecento, ben oltre i confini della fotografia.
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16. I ministri dormono — Erich Salomon, 1931 circa
Nato a Berlino, Germania, il 28 aprile 1886 — morto ad Auschwitz-Birkenau, Polonia occupata, il 7 luglio 1944.
Nascondendo la fotocamera in una bombetta forata o in un braccio al collo, Salomon si introdusse in conferenze diplomatiche, aule di tribunale, cene di Stato, inventando di fatto la fotografia candid e il fotogiornalismo politico. Ebreo tedesco, fu arrestato dai nazisti in Olanda e deportato: morì ad Auschwitz insieme alla moglie e a uno dei figli.
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17. Fort Peck Dam — Margaret Bourke-White, 1936
Nata a New York City, Stati Uniti, il 14 giugno 1904 — morta a Stamford, Connecticut, Stati Uniti, il 27 agosto 1971.
I contrafforti monumentali della diga di Fort Peck, nel Montana, fotografati da Bourke-White con un taglio quasi architettonico: l'immagine occupò la prima copertina della storia di LIFE, il 23 novembre 1936, inaugurando l'era del fotogiornalismo da rivista che avrebbe dominato la comunicazione visiva americana per i decenni successivi.
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18. Madre migrante — Dorothea Lange, marzo 1936
Nata a Hoboken, New Jersey, Stati Uniti, il 26 maggio 1895 — morta a San Francisco, California, Stati Uniti, l'11 ottobre 1965.
Florence Owens Thompson, trentadue anni, sette figli, ferma in un campo di raccoglitori di piselli in California dopo che il gelo aveva distrutto il raccolto: Lange le scattò sei fotogrammi in pochi minuti, avvicinandosi ogni volta di più. Diventata l'icona della Grande Depressione, l'immagine convinse il governo federale a inviare cibo d'urgenza al campo — un caso raro in cui una fotografia produsse un effetto immediato e misurabile.
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19. Allie Mae Burroughs — Walker Evans, 1936
Nato a St. Louis, Missouri, Stati Uniti, il 3 novembre 1903 — morto a New Haven, Connecticut, Stati Uniti, il 10 aprile 1975.
Il volto scavato e diritto della mezzadra dell'Alabama fotografata da Evans per il progetto che sarebbe confluito nel libro Sia lode ora a uomini di fama, scritto con James Agee. Nessun sorriso consolatorio, nessuna retorica della povertà: solo la fissità di uno sguardo che rifiuta la compassione a buon mercato e per questo continua a colpire, quasi novant'anni dopo.
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20. Miliziano colpito a morte — Robert Capa, 5 settembre 1936
Nato (Endre Ernő Friedmann) a Budapest, Ungheria, il 22 ottobre 1913 — morto vicino a Thái Bình, Indocina (oggi Vietnam), il 25 maggio 1954.
Un miliziano repubblicano spagnolo colto — o forse messo in scena, la disputa non si è mai davvero chiusa — nell'istante esatto in cui viene colpito e crolla. Diventata il manifesto della guerra civile spagnola e, più in generale, della fotografia di guerra come testimonianza diretta del momento della morte, l'immagine ha accompagnato per sempre il nome di Capa, morto lui stesso su una mina mentre fotografava un'altra guerra, in Indocina, diciotto anni dopo.
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21. Dolore (Kerch) — Dmitri Baltermants, 1942
Nato a Varsavia, Polonia (allora Impero russo), il 13 maggio 1912 — morto a Mosca, URSS, l'11 giugno 1990.
Nella penisola di Kerch, in Crimea, dopo un massacro compiuto dalle truppe di occupazione tedesche, Baltermants fotografò le famiglie tornate a cercare i propri morti tra i corpi disposti nella neve. La censura sovietica ne bloccò a lungo la pubblicazione: un dolore così assoluto, giudicarono, non serviva la propaganda di guerra. L'immagine sarebbe circolata solo decenni più tardi, diventando uno dei ritratti più netti del costo umano del conflitto sul fronte orientale.
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22. Innalzamento della bandiera a Iwo Jima — Joe Rosenthal, 23 febbraio 1945
Nato a Washington D.C., Stati Uniti, il 9 ottobre 1911 — morto a Novato, California, Stati Uniti, il 20 agosto 2006.
Sei marines issano una bandiera americana sulla cima del monte Suribachi, durante una delle battaglie più sanguinose del Pacifico. Scattata quasi d'istinto, senza tempo per comporre l'inquadratura, l'immagine valse a Rosenthal il Premio Pulitzer e divenne il monumento — letteralmente, è la base del memoriale dei Marines ad Arlington — dell'eroismo militare americano nella Seconda guerra mondiale.
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23. Bandiera sul Reichstag — Yevgeny Khaldei, 2 maggio 1945
Nato a Yuzivka (oggi Donetsk), Ucraina, Impero russo, il 23 marzo 1917 — morto a Mosca, Russia, il 6 ottobre 1997.
Un soldato sovietico issa la bandiera dell'URSS sul tetto del Reichstag appena conquistato, Berlino in rovina sullo sfondo. La scena fu in realtà organizzata da Khaldei giorni dopo la battaglia, con una bandiera cucita apposta da un sarto di Mosca: uno dei casi più celebri, e più discussi, di fotografia "ricostruita" diventata comunque simbolo autentico della fine della guerra in Europa.
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24. Cordoglio per Roosevelt — Ed Clark, aprile 1945
Nato a Nashville, Tennessee, Stati Uniti, nel 1911 (data esatta incerta nelle fonti) — morto a Nashville, Tennessee, Stati Uniti, il 20 gennaio 2000.
Al passaggio del treno funebre di Franklin Delano Roosevelt a Warm Springs, in Georgia, Clark fotografò il capo musicista della Marina Graham Jackson, in lacrime, che suonava la fisarmonica per l'ultimo saluto al presidente. Un'immagine di dolore privato dentro un lutto nazionale, diventata tra le fotografie più riprodotte dell'America del dopoguerra.
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25. I sopravvissuti di Buchenwald — Margaret Bourke-White, aprile 1945
Nata a New York City, Stati Uniti, il 14 giugno 1904 — morta a Stamford, Connecticut, Stati Uniti, il 27 agosto 1971.
Al seguito delle truppe americane che liberarono il campo di concentramento di Buchenwald, Bourke-White documentò le condizioni dei prigionieri sopravvissuti. Le sue immagini, pubblicate su LIFE, furono tra le prime prove fotografiche diffuse su scala di massa dell'Olocausto, e contribuirono in modo decisivo a rendere innegabile, agli occhi dell'opinione pubblica mondiale, l'ampiezza dello sterminio nazista.
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Cosa resta, alla fine dell'atto primo
Cala il sipario sull'atto primo: da Vista dalla finestra a Le Gras (Joseph Nicéphore Niépce, 1826 circa) a I sopravvissuti di Buchenwald (Margaret Bourke-White, aprile 1945), venticinque frammenti di un unico, lunghissimo tentativo di fermare il tempo prima che scompaia. Cambiano gli strumenti, i secondi di posa, la velocità con cui un'immagine raggiunge chi guarda, ma resta identico il gesto fondativo della fotografia: sottrarre qualcosa alla dimenticanza.
Molte di queste cento immagini sono nate da un errore di tempismo, da un turno di lavoro qualunque, da un fotografo dilettante che teneva per abitudine una macchina fotografica in macchina. Pochissime furono pensate, nel momento dello scatto, come destinate a "cambiare il mondo": quella pretesa, semmai, gliela abbiamo attribuita noi, guardandole in retrospettiva. È forse questo il vero filo che le unisce — non la loro eccezionalità dichiarata, ma la capacità imprevista di continuare a significare qualcosa molto dopo l'istante in cui sono state scattate, diventando patrimonio condiviso più che proprietà di chi le ha realizzate.
Ci congediamo da questa rassegna con la stessa domanda con cui l'abbiamo aperta, senza pretendere di saperne davvero la risposta: che cosa rende un'immagine capace di attraversare i decenni? Se una parte della risposta esiste, forse sta proprio nella pazienza con cui certe fotografie chiedono di essere guardate — non consumate distrattamente, ma osservate a lungo, come abbiamo provato a fare, un fotogramma alla volta, in queste cento schede.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →L'elenco completo, dalla 1 alla 100
| N. | Fotografia | Fotografo, anno |
|---|---|---|
| 1 | Vista dalla finestra a Le Gras | Joseph Nicéphore Niépce, 1826 circa |
| 2 | The Haystack | William Henry Fox Talbot, 1844 circa |
| 3 | Boulevard du Temple | Louis Daguerre, 1838 |
| 4 | Autoritratto da annegato | Hippolyte Bayard, 1840 |
| 5 | Valley of the Shadow of Death | Roger Fenton, 23 aprile 1855 |
| 6 | Abraham Lincoln | Mathew Brady, 27 febbraio 1860 |
| 7 | The Dead of Antietam | Alexander Gardner, 1862 |
| 8 | Ritratto di Sir John Herschel | Julia Margaret Cameron, 1867 |
| 9 | The Horse in Motion | Eadweard Muybridge, giugno 1878 |
| 10 | Bandits' Roost | Jacob Riis, 1888 |
| 11 | The Steerage | Alfred Stieglitz, 1907 |
| 12 | Addie Card, filatrice dodicenne | Lewis Hine, 1910 |
| 13 | Giovani contadini | August Sander, 1914 |
| 14 | Gloria Swanson | Edward Steichen, 1924 |
| 15 | Le Violon d'Ingres | Man Ray, 1924 |
| 16 | I ministri dormono | Erich Salomon, 1931 circa |
| 17 | Fort Peck Dam | Margaret Bourke-White, 1936 |
| 18 | Madre migrante | Dorothea Lange, marzo 1936 |
| 19 | Allie Mae Burroughs | Walker Evans, 1936 |
| 20 | Miliziano colpito a morte | Robert Capa, 5 settembre 1936 |
| 21 | Dolore (Kerch) | Dmitri Baltermants, 1942 |
| 22 | Innalzamento della bandiera a Iwo Jima | Joe Rosenthal, 23 febbraio 1945 |
| 23 | Bandiera sul Reichstag | Yevgeny Khaldei, 2 maggio 1945 |
| 24 | Cordoglio per Roosevelt | Ed Clark, aprile 1945 |
| 25 | I sopravvissuti di Buchenwald | Margaret Bourke-White, aprile 1945 |
| 26 | V-J Day, Times Square | Alfred Eisenstaedt, 14 agosto 1945 |
| 27 | Gli ultimi giorni di Gandhi | Henri Cartier-Bresson, gennaio 1948 |
| 28 | Country Doctor | W. Eugene Smith, 1948 |
| 29 | Il bacio dell'Hôtel de Ville | Robert Doisneau, 1950 |
| 30 | American Girl in Italy | Ruth Orkin, 1951 |
| 31 | Marine sfinito, Guerra di Corea | David Douglas Duncan, 1950 |
| 32 | Fontane separate | Elliott Erwitt, 1950 |
| 33 | James Dean a Times Square | Dennis Stock, 1955 |
| 34 | Autoritratto in vetrina | Vivian Maier, anni '50 |
| 35 | Idranti a Birmingham | Charles Moore, maggio 1963 |
| 36 | Il monaco che brucia | Malcolm Browne, 11 giugno 1963 |
| 37 | "I Have a Dream" | Bob Adelman, 28 agosto 1963 |
| 38 | Il giuramento a bordo dell'Air Force One | Cecil Stoughton, 22 novembre 1963 |
| 39 | L'uccisione di Lee Harvey Oswald | Bob Jackson, 24 novembre 1963 |
| 40 | Marcia da Selma a Montgomery | Steve Schapiro, 1965 |
| 41 | Reaching Out | Larry Burrows, 1966 |
| 42 | Flower Power | Bernie Boston, 21 ottobre 1967 |
| 43 | Esecuzione a Saigon | Eddie Adams, 1 febbraio 1968 |
| 44 | Il massacro di My Lai | Ronald L. Haeberle, 16 marzo 1968 |
| 45 | Il balcone del Lorraine Motel | Joseph Louw, 4 aprile 1968 |
| 46 | L'assassinio di Robert Kennedy | Bill Eppridge, 5 giugno 1968 |
| 47 | Il saluto Black Power | John Dominis, 16 ottobre 1968 |
| 48 | Earthrise | Bill Anders, 24 dicembre 1968 |
| 49 | Buzz Aldrin sulla Luna | Neil Armstrong, 20 luglio 1969 |
| 50 | Woodstock | Elliott Landy, agosto 1969 |
| 51 | Guerrillero Heroico | Alberto Korda, 5 marzo 1960 |
| 52 | Kent State | John Filo, 4 maggio 1970 |
| 53 | Napalm Girl | Nick Ut, 8 giugno 1972 |
| 54 | The Blue Marble | Equipaggio dell'Apollo 17, 7 dicembre 1972 |
| 55 | Burst of Joy | Sal Veder, 17 marzo 1973 |
| 56 | Il crollo della scala antincendio | Stanley Forman, 22 luglio 1975 |
| 57 | Evacuazione da un tetto a Saigon | Hubert Van Es, 29 aprile 1975 |
| 58 | Afghanistan, la prima guerra | Steve McCurry, 1979-1980 |
| 59 | Molotov Man | Susan Meiselas, 1979 |
| 60 | John Lennon e Yoko Ono | Annie Leibovitz, 8 dicembre 1980 |
| 61 | Attentato a Ronald Reagan | Ron Edmonds, 30 marzo 1981 |
| 62 | Guerra civile in Libano | James Nachtwey, 1982-1983 |
| 63 | Ragazza afghana | Steve McCurry, dicembre 1984 |
| 64 | Omayra Sánchez, Armero | Frank Fournier, novembre 1985 |
| 65 | Chernobyl | Igor Kostin, 26 aprile 1986 |
| 66 | Serra Pelada | Sebastião Salgado, 1986 |
| 67 | Tank Man | Jeff Widener, 5 giugno 1989 |
| 68 | Caduta del Muro di Berlino | David Turnley, 9 novembre 1989 |
| 69 | Rivoluzione romena | Peter Turnley, dicembre 1989 |
| 70 | The Face of AIDS | Thérèse Frare, maggio 1990 |
| 71 | Il dolore di un soldato | David Turnley, 1991 |
| 72 | I pozzi di petrolio in fiamme | Sebastião Salgado, 1991 |
| 73 | Demi Moore incinta | Annie Leibovitz, agosto 1991 |
| 74 | Pulizia etnica in Bosnia | Ron Haviv, aprile 1992 |
| 75 | L'avvoltoio e la bambina | Kevin Carter, marzo 1993 |
| 76 | La stretta di mano di Oslo | Ron Edmonds, 13 settembre 1993 |
| 77 | Il silenzio del Ruanda | Gilles Peress, 1994 |
| 78 | Il vigile del fuoco e la bambina | Charles Porter IV, 19 aprile 1995 |
| 79 | Profughi del Kosovo | James Nachtwey, 1999 |
| 80 | La prima foto caricata sul web | Silvano de Gennaro, luglio 1992 |
| 81 | The Falling Man | Richard Drew, 11 settembre 2001 |
| 82 | L'alzabandiera a Ground Zero | Thomas Franklin, 11 settembre 2001 |
| 83 | Sharbat Gula, ritrovata | Steve McCurry, gennaio 2002 |
| 84 | Il prigioniero e suo figlio | Jean-Marc Bouju, marzo 2003 |
| 85 | Samar Hassan | Chris Hondros, 18 gennaio 2005 |
| 86 | La crisi dei mutui subprime | Anthony Suau, 2008 |
| 87 | Grant Park, la notte dell'elezione | Callie Shell, 4 novembre 2008 |
| 88 | Ritratto di Vladimir Putin | Platon, 2007 |
| 89 | La guerra fotografata con un telefono | Damon Winter, 2010 |
| 90 | Il miracolo sull'Hudson | Janis Krums, 15 gennaio 2009 |
| 91 | Situation Room | Pete Souza, 1° maggio 2011 |
| 92 | Maratona di Boston | John Tlumacki, 15 aprile 2013 |
| 93 | Il selfie degli Oscar | Bradley Cooper, 2 marzo 2014 |
| 94 | Alan Kurdi | Nilüfer Demir, 2 settembre 2015 |
| 95 | La rotta balcanica | Sergey Ponomarev, 2015 |
| 96 | Baton Rouge | Jonathan Bachman, 9 luglio 2016 |
| 97 | Piazza San Pietro, deserta | Yara Nardi, 27 marzo 2020 |
| 98 | L'ospedale di Mariupol | Evgeniy Maloletka, 9 marzo 2022 |
| 99 | Il primo campo profondo del Webb | NASA, ESA, CSA e STScI, 11 luglio 2022 |
| 100 | Il pugno alzato | Evan Vucci, 13 luglio 2024 |
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo — Atto primo (schede 1-25): dalla nascita della fotografia con Nicéphore Niépce (1826) alla liberazione dei campi di concentramento nazisti (1945), passando per Talbot, Daguerre, Nadar, Roger Fenton, Mathew Brady, Julia Margaret Cameron, Jacob Riis, Alfred Stieglitz, Lewis Hine, August Sander, Man Ray, Margaret Bourke-White, Dorothea Lange, Walker Evans e Robert Capa. Fonte primaria: progetto Time “100 Photographs: The Most Influential Images of All Time” e il volume italiano “100 foto che hanno cambiato il mondo” di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
In questo articolo esploreremo le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I, analizzando come ognuna di esse abbia avuto un impatto duraturo sulla società e sulla cultura. Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I rappresentano momenti cruciali che hanno segnato la storia, invitando a riflettere su come queste immagini continuino a influenzare il nostro modo di vedere il mondo.
100 fotografie secondo Time. E come tutte le classifiche è molto arbitraria. Vista dalla finestra a Le Gras (1826 circa) di Joseph Nicéphore Niépce, prima immagine permanente mai realizzata nella storia, al n. 21!
La lista delle 100 foto più influenti di tutti i tempi di Time è una raccolta di fotografie storicamente significative e di grande impatto emotivo, selezionate da un panel di esperti. Queste fotografie catturano momenti di grande importanza storica e profondità emotiva, dalle immagini iconiche di guerra e conflitto ai momenti di trionfo personale e le complessità delle relazioni umane. Ogni foto è accompagnata da una breve descrizione che contestualizza il suo impatto e importanza, offrendo un’immagine del potere della fotografia nel plasmare la nostra comprensione del mondo intorno a noi. La lista include fotografie famose come il “Tank Man” e ritratti iconici come la “Madre Migrante”, così come immagini meno conosciute che non sono meno potenti o trasformative. Questa collezione di fotografie offre un potente promemoria della capacità unica della fotografia di catturare e comunicare la complessità dell’esperienza umana.
Ogni fotografia nella lista delle 100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I è un testamento della potenza visiva e della storia che raccontano. Considerando le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I, è interessante notare come queste immagini abbiano attraversato i confini del tempo e dello spazio, influenzando generazioni di artisti e fotografi.
Nella prima parte della nostra analisi delle 100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I, discuteremo le opere di pionieri come Nicéphore Niépce, la cui immagine ha aperto la strada a tutte le altre fotografie che seguono. Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I non solo documentano eventi storici, ma raccontano anche storie personali che risuonano con tutti noi.
Una messa in scena in Quattro Atti

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto IV
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto IV Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto quarto di quattro — schede 76–100 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto III
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto III Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto terzo di quattro — schede 51–75 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto II
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto secondo di quattro — schede 26–50 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul



