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HomeDiario di bordoIllustrazioneHayao Miyazaki: l’animismo del quotidiano
Cinema Diario di bordo Illustrazione

Hayao Miyazaki: l’animismo del quotidiano

ermes Giugno 30, 2026
Hayao Miyazaki+Chihiro+No Face Spirited Away

C'è una scena, in quasi ogni film di Hayao Miyazaki, in cui qualcuno resta semplicemente fermo a guardare. Una nuvola che si muove, un treno che corre sull'acqua, la polvere che danza in un raggio di sole dentro una casa vuota. Non accade nulla, eppure accade tutto: è lì, in quella sospensione, che si nasconde il segreto di un cinema che ha insegnato al mondo intero a respirare più lentamente. Miyazaki non disegna storie. Disegna il tempo che le storie di solito tagliano via — il ma, lo direbbero i giapponesi: l'intervallo, la pausa, il vuoto pieno di senso.

Nato a Tokyo il 5 gennaio 1941, figlio di un ingegnere aeronautico e di una madre malata per anni di tubercolosi spinale, Miyazaki cresce tra il rombo lontano dei bombardamenti e una fragile pace di campagna. Da quell'infanzia sospesa tra cielo e terra, tra macchine e malattia, nasceranno due delle sue ossessioni più fedeli: il volo, che percorre quasi ogni suo film come una linea di fuga verso la libertà, e la cura — quella che si dà a chi è fragile, quella che i suoi personaggi, soprattutto le sue bambine, non smettono mai di praticare.

Hayao Miyazaki ritratto Studio Ghibli

Un disegnatore prima di essere un regista

Prima di firmare un solo lungometraggio, Miyazaki ha trascorso vent'anni a imparare il mestiere dal basso, foglio dopo foglio. Entra alla Tōei Animation nel 1963, appena laureato in Scienze politiche ed economiche — una formazione lontanissima dal disegno, eppure decisiva: gli resterà per sempre uno sguardo politico sul mondo, anche quando racconta streghe, spiriti del bosco o porci volanti. Negli anni Settanta lavora ai layout di Heidi, di Marco — Dagli Appennini alle Ande e di Anna dai capelli rossi: serie nate da romanzi europei per l'infanzia, che gli insegnano a costruire mondi credibili partendo da un dettaglio — una porta, un sentiero, il modo in cui la luce entra in una stalla.

È un apprendistato fatto di pazienza artigiana, lo stesso che oggi chiameremmo, con un certo pudore, "mestiere". Miyazaki non ha mai smesso di pensarsi come un disegnatore prima che come un autore: ancora oggi lo si racconta chino sul tavolo da lavoro, a controllare personalmente migliaia di disegni, fotogramma per fotogramma, diffidente verso ogni scorciatoia digitale che tradisca la mano.

Lo Studio Ghibli e la nascita di un mondo

Nel 1985, insieme al suo mentore e amico Isao Takahata, Miyazaki fonda lo Studio Ghibli. Il nome — preso in prestito da un velivolo italiano della Seconda guerra mondiale — è già un programma: qualcosa che vola, che osa, che attraversa i confini. Da quel momento la filmografia si fa fiume: Laputa — Castello nel cielo (1986), Il mio vicino Totoro (1988), Kiki — Consegne a domicilio (1989), Porco Rosso (1992), fino a Princess Mononoke (1997), il film che lo consacra anche fuori dal Giappone.

Totoro, in particolare, diventerà qualcosa di più di un personaggio: la sua sagoma morbida, a metà tra il gufo e l'orso, sarà scelta come logo dello Studio stesso. È il segno di una poetica precisa — quella di un fantastico domestico, gentile, che non ha bisogno di mostri per essere inquietante né di eroi per essere eroico. Bastano due sorelle, una casa di campagna, un autobus a forma di gatto che corre nella notte.

Studio Ghibli scena animazione Miyazaki
Non voglio fare film che insegnino una morale. Voglio che i bambini escano dal cinema sentendo che vale la pena essere vivi.

— Hayao Miyazaki

La città incantata e l'Oscar mai ritirato

Nel 2001 esce La città incantata, la storia di Chihiro, una bambina che smarrisce i genitori — trasformati in maiali — dentro un mondo di spiriti, bagni termali e divinità capricciose. È il film che porta Miyazaki all'Orso d'oro di Berlino e, nel 2003, all'Oscar per il miglior film d'animazione. Ma quell'Oscar, Miyazaki non andrà mai a ritirarlo: dichiarerà, anni dopo, di non aver voluto "fare visita a un paese che stava bombardando l'Iraq". Un gesto silenzioso, coerente con un'opera che non separa mai la dimensione fantastica da quella civile.

Seguiranno Il castello errante di Howl (2004, dal romanzo di Diana Wynne Jones), Ponyo sulla scogliera (2008) e, nel 2013, Si alza il vento — biografia romanzata dell'ingegnere aeronautico Jirō Horikoshi, in cui Miyazaki torna, ancora una volta, al cielo e alle macchine che lo solcano. Annuncia il ritiro al Festival di Venezia di quell'anno: dedica sei o sette anni a ogni film, dirà, e non ha più tempo per farne "bene" un altro. Tornerà comunque dietro la macchina da presa: nel 2024 vince un secondo Oscar con Il ragazzo e l'airone, dimostrando che certi addii, per i grandi narratori, sono solo un modo per prendere fiato.

La città incantata Miyazaki paesaggio onirico

L'Italia nel cuore di Miyazaki

Pochi sanno quanto l'Italia abbia attraversato l'opera di questo maestro giapponese. Porco Rosso è ambientato sull'Adriatico e cita piloti italiani realmente esistiti — Francesco Baracca, Arturo Ferrarin, Adriano Visconti — eroi di un'aviazione che Miyazaki ammira con la stessa devozione con cui da bambino osservava i disegni tecnici del padre. Si alza il vento rende omaggio, in alcune sequenze oniriche, all'ingegnere italiano Giovanni Battista Caproni, pioniere dell'aeronautica. Persino il nome dello Studio Ghibli, come si è detto, viene da un velivolo italiano. È un legame mai casuale: il volo, per Miyazaki, è sempre anche un modo di guardare all'Europa con gli occhi sognanti di chi, da lontano, ne immagina i cieli prima ancora di averli visti.

Cosa resta, quando i titoli di coda scorrono

C'è una domanda che attraversa silenziosamente tutta l'opera di Miyazaki: cosa significa crescere senza perdere la propria capacità di stupirsi? Le sue protagoniste — Nausicaä, Kiki, Chihiro, San — non diventano adulte abbandonando l'infanzia, ma imparando a portarla con sé come una forma di resistenza. Lo stesso vale per il suo sguardo sulla natura: non un fondale, ma un personaggio a tutti gli effetti, capace di vendetta e di grazia, di Totoro e di Mononoke, in un equilibrio che riflette antiche sensibilità shintoiste mai dichiarate, sempre respirate.

Per questo i suoi film non invecchiano. Non perché siano nostalgici, ma perché parlano a un tempo che non è mai davvero passato: quello dell'infanzia che osserva il mondo con attenzione totale, prima che qualcuno le insegni a guardare altrove. Miyazaki ha trascorso una vita intera a ricordarci che questo sguardo si può conservare. Basta, a volte, restare fermi a guardare una nuvola.

Totoro Studio Ghibli illustrazione natura

Per chi vuole entrare ancora più a fondo nel suo mondo

Tre libri, tre modi diversi di avvicinarsi a Miyazaki: una biografia narrativa pensata per il grande pubblico italiano, un saggio accademico di una delle massime studiose occidentali di animazione giapponese, e una raccolta di percorsi filosofici per chi vuole leggere i suoi film come testi di pensiero.

Hayao Miyazaki. Un mondo incantato

Valeria Arnaldi · Ultra Edizioni · 256 pp.
Un viaggio tra aneddoti, memorie, interviste e immagini, dagli esordi a Si alza il vento.

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Mondo Miyazaki. Una vita nell'arte

Susan Napier · Dynit Manga · 320 pp.
L'analisi più rigorosa e aggiornata di tutta la filmografia, firmata da una studiosa di Tufts University.

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I mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell'artista giapponese

Matteo Boscarol (a cura di) · Mimesis · 180 pp.
I film come testi di pensiero: natura, infanzia, tecnica e memoria letti in chiave filosofica.

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Miyazaki ha sempre detto di disegnare per i bambini, ma i suoi film parlano soprattutto agli adulti che hanno smesso, per stanchezza o per abitudine, di fermarsi a guardare. Ogni suo fotogramma è un invito a tornare a quello sguardo: lento, curioso, capace ancora di meravigliarsi davanti a una nuvola, a un treno sull'acqua, a un mondo che — nonostante tutto — continua a volare.

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Hayao Miyazaki è un regista, sceneggiatore, animatore e fumettista giapponese nato a Tokyo il 5 gennaio 1941. È il cofondatore, insieme a Isao Takahata e al produttore Toshio Suzuki, dello Studio Ghibli, fondato nel 1985 e diventato la più importante casa di produzione di film d’animazione del Giappone. Prima di diventare regista, Miyazaki ha lavorato per oltre vent’anni come animatore e disegnatore presso Tōei Animation, dove è entrato nel 1963 dopo essersi laureato in Scienze politiche ed economiche all’Università Gakushuin. Ha contribuito ai layout di serie televisive di animazione come Heidi, Marco – Dagli Appennini alle Ande e Anna dai capelli rossi, tutte parte del Calendario Mondiale dei Capolavori della letteratura per l’infanzia.

Tra i film più importanti diretti da Hayao Miyazaki figurano: Nausicaä della Valle del vento (1984), Laputa – Castello nel cielo (1986), Il mio vicino Totoro (1988), Kiki – Consegne a domicilio (1989), Porco Rosso (1992), Princess Mononoke (1997), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), Ponyo sulla scogliera (2008), Si alza il vento (2013) e Il ragazzo e l’airone (2023, uscito in Giappone nel luglio 2023 e in Italia nel 2023).

La città incantata ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2002 e il Premio Oscar al miglior film d’animazione nel 2003, primo film non in lingua inglese a ricevere questo riconoscimento. Miyazaki non si è presentato alla cerimonia degli Oscar per protesta contro la guerra in Iraq. Nel 2024 ha vinto un secondo Premio Oscar al miglior film d’animazione con Il ragazzo e l’airone, diventando uno dei pochi registi ad aver vinto due volte in questa categoria.

Il personaggio di Totoro, protagonista del film Il mio vicino Totoro del 1988, è diventato il logo ufficiale dello Studio Ghibli. Il nome “Ghibli” deriva da un velivolo da ricognizione italiano della Seconda guerra mondiale, il Caproni Ca.309 Ghibli, a testimonianza della passione di Miyazaki per l’aviazione e per l’ingegneria aeronautica italiana.

Diversi film di Miyazaki contengono riferimenti diretti all’Italia. Porco Rosso (1992) è ambientato nel Mar Adriatico negli anni Trenta e cita aviatori italiani realmente esistiti come Francesco Baracca, Arturo Ferrarin e Adriano Visconti. Si alza il vento (2013), film biografico ispirato alla vita dell’ingegnere aeronautico giapponese Jirō Horikoshi, progettista del caccia Mitsubishi A6M Zero, include sequenze oniriche dedicate all’ingegnere aeronautico italiano Giovanni Battista Caproni, fondatore dell’omonima azienda aeronautica.

Hayao Miyazaki è figlio di Katsuji Miyazaki, ingegnere aeronautico che dirigeva un’azienda produttrice di componenti per aerei militari, e di Dola Miyazaki, malata per anni di tubercolosi spinale. Questa biografia familiare ha influenzato in modo diretto due temi ricorrenti nella sua opera: il volo, presente in quasi tutti i suoi film, e la cura verso le figure fragili e malate, spesso rappresentata da personaggi infantili, in particolare bambine protagoniste come Nausicaä, Kiki, Chihiro, San e Ponyo.

Miyazaki ha annunciato il proprio ritiro dalla regia in diverse occasioni, l’ultima delle quali al Festival del Cinema di Venezia del 2013 in concomitanza con l’uscita di Si alza il vento, salvo poi tornare al lavoro e dirigere Il ragazzo e l’airone, uscito dieci anni dopo.

Tra i libri italiani dedicati a Hayao Miyazaki e allo Studio Ghibli si segnalano: “Hayao Miyazaki. Un mondo incantato” di Valeria Arnaldi, pubblicato da Ultra Edizioni, una biografia narrativa rivolta al grande pubblico che ripercorre la carriera del regista dagli esordi fino a Si alza il vento; “Mondo Miyazaki. Una vita nell’arte” di Susan Napier, pubblicato da Dynit Manga, saggio accademico firmato dalla docente della Tufts University considerata tra le massime studiose occidentali di animazione giapponese; “I mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell’artista giapponese”, a cura di Matteo Boscarol, pubblicato da Mimesis, raccolta di saggi che analizza i film di Miyazaki da una prospettiva filosofica concentrandosi su temi come la natura, l’infanzia, la tecnica e la memoria.

Lo Studio Ghibli ha sede a Koganei, nella prefettura di Tokyo, ed è oggi diretto creativamente dal figlio di Hayao Miyazaki, Gorō Miyazaki, anch’egli regista d’animazione, autore tra gli altri di I racconti di Terramare (2006) e La collina dei papaveri (2011).
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Tags: AnimazioneCinemaGhibliMiyazaki
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