Due anelli quadrati che, come il capostipite anatomico del 1977, vincitore del concorso De Beers, rappresentano una inconfondibile icona orafa padovana: linee essenziali, sezione quadrata anatomica, volumi puliti. Foto: Archivio Gioielleria Brunelli.
Gioielleria Brunelli: cinquant’anni di equilibrio incompleto
«L’equilibrio non sta nell’uguaglianza delle parti, ma nel loro rapporto.» Paul Klee
Dal 31 ottobre al 29 novembre 2026 il Centro Culturale Altinate/San Gaetano di Padova ospita «Gioielleria Brunelli 1976-2026. 50 Anni di Stile e Passione», mostra curata da Leonardo Brunelli che riunisce 197 pezzi: 34 storici e 163 contemporanei. A tenerli insieme, lungo il percorso, c’è un filo conduttore fatto di 38 pannelli, stampati da Grafiche Turato, la stessa casa che ha curato il catalogo edito da Turato Edizioni. Raccontare questa mostra, per noi, significa anche raccontare un lavoro svolto da vicino: dalla parte di chi impagina, stampa e cuce insieme immagini e parole.
Gioielleria Brunelli 1976-2026. 50 Anni di Stile e Passione
Padova, Centro Culturale Altinate/San Gaetano
31 ottobre – 29 novembre 2026
A cura di Leonardo Brunelli
Un geologo nella città di Pinton
All’inizio degli anni Settanta Padova si scopre curiosa. Le gallerie d’arte si moltiplicano, il dibattito sull’arte contemporanea e sul design esce dalle sale specializzate e arriva in città. Anche il gusto per il gioiello cambia, sulla scia di Mario Pinton (1919-2008), che nel 1944 aveva fondato il corso di Oreficeria dell’Istituto d’Arte Pietro Selvatico e che nel suo piccolo negozio di via San Francesco praticava una «nuova gioielleria»: essenziale, stilizzata, in aperta controtendenza rispetto alle vetrine di allora.
Maurizio Brunelli è uno studente di Geologia e passa spesso di lì. Guarda, si innamora di quelle linee minimali eppure inedite, e comincia a sperimentare con l’argento, prima per gli amici, nella cantina dei nonni. Nel 1976 trasforma la passione in mestiere e apre Ricerca Orafa nel Ghetto, nel cuore della città. Il logo nasce, come spesso accade nelle storie vere, da un caso: un truciolo d’argento osservato sul banco.
I riferimenti di quegli anni sono dichiarati e altissimi: i «mobile» di Calder, Kandinskij, le mostre di Capogrossi e di Moore, la geometria pura del Bauhaus, la leggerezza di Munari. Dalla loro interiorizzazione, non dalla loro citazione, nascono gioielli che rifuggono l’ornamento superfluo e mettono al centro l’ergonomia.
L’Anello Quadrato
Nel 1977 arriva il pezzo che diventerà un emblema. L’Anello Quadrato anatomico, subito brevettato, è un profilo quadrato in oro a sezione piatta, portato ruotato di 45 gradi: una scelta che lo rende comodo e gli impedisce di sfilarsi per distrazione, mentre il diamante taglio smeraldo, posto di lato, sfiora le dita. L’esemplare in oro bianco e diamante ottiene il Diploma d’onore per il miglior design nella categoria «Gioielleria con diamanti» al concorso Diamanti Oggi, promosso a Milano dal Centro d’Informazione Diamanti con il patrocinio De Beers, accanto a nomi come Damiani e Scavia.
Cinquant’anni dopo è ancora lì, tra i più amati della casa. Un motto citato in catalogo, di autore anonimo, lo riassume bene: l’estetica attira lo sguardo, l’ergonomia conquista il corpo.
Asimmetria, ovvero un ordine che respira
«Il gioiello è come la musica», dice Maurizio Brunelli: deve piacere a chi lo porta e a chi lo guarda. Per questo certe prove durano mesi, e non sempre riguardano i pezzi più costosi. Il suo vocabolario formale si regge su un’idea che viene da Klee, l’«ordine dinamico»: l’opera come tracciato di un processo e non come esito cristallizzato. L’asimmetria diventa così principio strutturale, con elementi visivamente sbilanciati ma compensati, ritmi irregolari ma armoniosi. È quello che Mirella Cisotto Nalon, nel saggio del catalogo, chiama un «equilibrio incompleto», caro tanto alla gioielleria contemporanea quanto a quella tra Otto e Novecento.
A fine anni Settanta Brunelli compare con campagne fotografiche di forte impatto su Vogue e Vogue Gioiello. Nel catalogo sono riprodotti anche materiali pubblicitari originali e un manifesto del 1988 di cento per centoquaranta centimetri: un oggetto grafico a tutti gli effetti, che ricorda come il gioiello abbia sempre bisogno, per essere raccontato, di un buon progetto di comunicazione. Nel 1984 il nome del fondatore entra nell’insegna: Ricerca Orafa diventa Maurizio Brunelli Orafo.
Quando è la pietra a dettare la forma
Chi viene da studi di geologia guarda le gemme in un altro modo. Dalla seconda metà degli anni Ottanta, accanto alle geometrie più rigorose, entrano forme organiche: giade come fiori di loto, agate a foglia. Sono i viaggi a indicare la strada: Thailandia, Birmania, Sri Lanka, fino alle miniere di rubini di Mogok, visitate nel 1993. Dall’Oriente tornano pietre dai tagli insoliti e anche oggetti antichi, che popoleranno la nuova sede.
L’opale australiano è l’esempio più chiaro. All’inizio degli anni Ottanta è una pietra quasi sconosciuta in Italia; Maurizio Brunelli ne intuisce il potenziale e ne diventa importatore. Nel 1998, con il figlio Leonardo, parte per l’Australia e acquista le grezze più belle direttamente dai minatori, nel deserto, insieme all’attrezzatura per tagliarle da sé. Con una gemma così non si disegna il gioiello e poi si sceglie la pietra: è l’opale a imporre forma, spessore e montatura. Il catalogo dedica sezioni anche alla tanzanite, con la storia delle miniere di Merelani, al piede del Kilimangiaro, e a diamante e oro. Tutte le gemme sono naturali, e i diamanti provengono da filiere aderenti al Kimberley Process.
Una bottega che passa di mano senza cambiare voce
Nel 1997, dopo ventun anni, la gioielleria lascia la sede storica e si trasferisce in via del Santo, a Palazzo Speroni (1784), sempre con il laboratorio accanto. Qui prendono forma il logo attuale e il nome definitivo: Gioielleria Brunelli. Nel 2004 entra in laboratorio Leonardo, laureato a Firenze in Tecnica e Progettazione Accessori e Oreficeria, che nel 2006 si diploma HRD Certified Diamond Grader ad Anversa e lavora per un periodo alla Borsa Diamanti di Tel Aviv. Nello stesso 2004 arriva il maestro orafo Nicola Di Benedetto, oggi collaboratore esclusivo. L’argento, messo in secondo piano per anni dall’oro, torna protagonista dai primi anni Duemila. Il primo sito web è del 2014, la digitalizzazione dell’intera produzione del 2023.
Tra i racconti dei pezzi su commissione, il più gustoso è quello della spilla «Forchetta»: nasce da un compleanno, da una scherzosa «Lega del Piron d’Oro» (piron è la forchetta, in veneto) e dal desiderio di un marito di regalare alla moglie, che ama cucinare, un oggetto prezioso ma ironico. È un buon ritratto dell’impostazione Brunelli: un gioiello deve essere pensato per essere indossato, e la capacità di ascolto viene prima del disegno.
Cinquant’anni su carta, pannelli e vetrine
Il catalogo si apre con i saluti dell’assessore alla Cultura Andrea Colasio e con due contributi di taglio diverso. Mirella Cisotto Nalon ricostruisce il profilo estetico e la formazione di Brunelli, inserendolo nella tradizione orafa padovana. Davide Banzato scrive invece una testimonianza personale, da cliente e osservatore, che parte dai primi orecchini con lapislazzulo acquistati davanti alle vetrine del Ghetto. Seguono sezioni dedicate a storia, gioielli, argento, laboratorio, design e, in chiusura, ai materiali: opale, diamante, oro.
I 38 pannelli che accompagnano la mostra fanno da filo conduttore del percorso e traducono in grande formato lo stesso racconto del catalogo. Per Grafiche Turato la stampa di questi apparati è un lavoro che parla il linguaggio di sempre: immagini d’archivio, gioielli e testi che devono restare in rapporto tra loro. L’equilibrio, anche qui, sta nel rapporto tra le parti.
Gioielleria Brunelli 1976-2026. 50 Anni di Stile e Passione, a cura di Leonardo Brunelli, con progetto grafico di Grafiche Turato, è edito da Turato Edizioni. Scopri il catalogo →
Lo sapevi che?
L’opale ha avuto una pessima stampa nell’Ottocento, a causa delle superstizioni nate da un romanzo di Walter Scott, ed è stato riabilitato verso la fine del secolo quando la regina Vittoria ha cominciato a indossarlo e sono state scoperte le grandi miniere australiane, che ancora oggi producono oltre il 90% dell’opale mondiale. Plinio il Vecchio, molto prima, lo descriveva come una gemma che racchiude i colori di tutte le altre.
Gioielleria Brunelli 1976-2026: la mostra a Padova per i cinquant’anni dell’orafo Maurizio Brunelli, tra Anello Quadrato, opali australiani e design d’autore.





