100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto III
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo
Atto terzo di quattro — schede 51–75
Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul modo in cui pensiamo il mondo. È questa l'idea alla base del progetto 100 Photographs: The Most Influential Images of All Time, la selezione realizzata da Time con un team internazionale di curatori, storici e photo editor, e raccolta anche nel volume italiano 100 foto che hanno cambiato il mondo, edito con la cura di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
Non è una classifica nel senso sportivo del termine: non esiste, dicono gli stessi curatori, «una formula che renda un'immagine influente». Alcune fotografie sono in questa lista perché sono state le prime nel loro genere — la primissima immagine permanente mai fissata su una lastra, il primo selfie, la prima foto scattata da un telefono cellulare. Altre perché hanno cambiato concretamente il modo in cui viviamo, votiamo, guardiamo la guerra, pensiamo ai diritti civili. Altre ancora perché sono diventate, loro malgrado, la sintesi visiva di un intero secolo: un'esecuzione, un abbraccio, un bambino in fuga, un uomo solo davanti a una fila di carri armati.
Abbiamo scelto di percorrere questa collezione in ordine cronologico, dalla vista dalla finestra a Le Gras di Nicéphore Niépce — 1826 circa, la fotografia più antica che sia sopravvissuta fino a noi — fino alle immagini più recenti della cronaca globale. Cento schede, ciascuna dedicata a un fotografo (nome, luogo e data di nascita e di morte, quando disponibili) e alla fotografia che lo ha reso, spesso senza che lo cercasse, parte della storia. Un percorso lungo, che pubblicheremo a puntate: la fotografia, più di ogni altro medium, ha bisogno di tempo per essere guardata davvero, non solo vista.
Per chi desiderasse approfondire le storie dietro ciascuno scatto con il livello di dettaglio che solo un libro può offrire, segnaliamo il volume qui sotto.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →100 frammenti di memoria universale — Atto terzo

51. Guerrillero Heroico — Alberto Korda, 5 marzo 1960
Nato all'Avana, Cuba, il 14 settembre 1928 — morto a Parigi, Francia, il 25 maggio 2001.
Durante un funerale di Stato per le vittime di un'esplosione nel porto dell'Avana, Korda colse per pochi secondi lo sguardo di Che Guevara rivolto verso l'orizzonte, il basco con la stella, il vento tra i capelli. Il negativo restò per anni in un cassetto: pubblicato solo dopo la morte del rivoluzionario nel 1967, sarebbe diventato — riprodotto su magliette, manifesti e bandiere di ogni continente, senza mai un diritto d'autore rivendicato da Korda — l'immagine più riprodotta della storia della fotografia.
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52. Kent State — John Filo, 4 maggio 1970
Nato a Natrona Heights, Pennsylvania, Stati Uniti, il 21 agosto 1948 — vivente.
Studente di fotogiornalismo, Filo si trovò nel laboratorio fotografico del campus quando la Guardia Nazionale aprì il fuoco sui manifestanti contro l'estensione della guerra in Cambogia, uccidendo quattro studenti. Corse fuori in tempo per fotografare la quattordicenne Mary Ann Vecchio, in ginocchio e urlante accanto al corpo di uno degli studenti colpiti — un'immagine di dolore puro che avrebbe spaccato ulteriormente l'opinione pubblica americana sulla guerra.
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53. Napalm Girl — Nick Ut, 8 giugno 1972
Nato nella provincia di Long An, Vietnam del Sud, il 29 marzo 1951 — vivente.
Sulla strada che conduceva fuori dal villaggio di Trảng Bàng, colpito per errore da un bombardamento al napalm delle forze sudvietnamite, Ut fotografò la novenne Phan Thị Kim Phúc mentre correva nuda urlando di dolore. Dopo lo scatto, Ut interruppe il proprio lavoro per portare la bambina in ospedale, salvandole probabilmente la vita. L'immagine, tra le più citate come prova del costo umano della guerra del Vietnam, valse a Ut il Premio Pulitzer.
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54. The Blue Marble — Equipaggio dell'Apollo 17, 7 dicembre 1972
Immagine attribuita collettivamente all'equipaggio della missione — Eugene Cernan, Ronald Evans e Harrison Schmitt — senza un singolo autore certo tra i tre.
A circa 45.000 chilometri dalla Terra, con il Sole alle spalle, l'equipaggio dell'ultima missione lunare Apollo fotografò il pianeta intero, illuminato e sospeso nel buio, in un'immagine che sarebbe diventata la fotografia più riprodotta della storia. "The Blue Marble" divenne un simbolo immediato del movimento ambientalista nascente: mostrare la Terra come un unico, fragile oggetto senza confini visibili cambiò concretamente la percezione collettiva della fragilità del pianeta.
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55. Burst of Joy — Sal Veder, 17 marzo 1973
Nato a Berkeley, California, Stati Uniti, il 30 agosto 1926 — vivente.
Alla base aerea di Travis, in California, la famiglia del tenente colonnello Robert L. Stirm corre ad abbracciarlo al suo ritorno dalla prigionia in Vietnam del Nord, dopo sei anni di lontananza. Veder colse l'esatto istante in cui la figlia maggiore, braccia spalancate, lo raggiunge per prima. Simbolo della fine della guerra e della gioia dei ricongiungimenti, l'immagine nascondeva però un retroscena amaro: il matrimonio dei coniugi Stirm si sarebbe rotto pochi mesi dopo quello scatto.
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56. Il crollo della scala antincendio — Stanley Forman, 22 luglio 1975
Nato a Winthrop, Massachusetts, Stati Uniti, il 10 luglio 1945 — vivente.
Durante un incendio a Boston, una scala antincendio cedette mentre due persone tentavano di mettersi in salvo. Forman, presente sul posto per il Boston Herald American, immortalò l'istante della caduta. La pubblicazione della fotografia sollevò un dibattito pubblico immediato sulla sicurezza degli edifici residenziali e contribuì direttamente all'inasprimento dei codici antincendio in numerose città americane — un raro caso di fotografia di cronaca che produsse un cambiamento legislativo diretto.
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57. Evacuazione da un tetto a Saigon — Hubert Van Es, 29 aprile 1975
Nato a Hilversum, Paesi Bassi, il 6 luglio 1941 — morto a Hong Kong, il 15 maggio 2009.
Il giorno prima della caduta di Saigon, Van Es fotografò con un teleobiettivo una fila di persone in attesa di salire su un elicottero posato sul tetto di un edificio della CIA in città. L'immagine, erroneamente didascalizzata per decenni come "l'ambasciata americana", divenne il simbolo per eccellenza della fine caotica e precipitosa della presenza statunitense in Vietnam.
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58. Afghanistan, la prima guerra — Steve McCurry, 1979-1980
Nato a Filadelfia (Darby), Pennsylvania, Stati Uniti, il 24 aprile 1950 — vivente.
Ancora poco noto, McCurry attraversò il confine pachistano travestito con abiti locali per documentare l'inizio dell'invasione sovietica dell'Afghanistan, nascondendo i rullini cuciti nei vestiti per superare i controlli di frontiera al ritorno. Fu il suo primo grande reportage internazionale, pubblicato da Time e dal New York Times, e l'inizio di una relazione con quel paese che lo avrebbe portato, pochi anni dopo, a scattare il celebre ritratto della "ragazza afghana".
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59. Molotov Man — Susan Meiselas, 1979
Nata a Baltimora, Maryland, Stati Uniti, il 21 giugno 1948 — vivente.
Durante l'insurrezione sandinista contro il regime di Somoza, Meiselas fotografò un giovane ribelle nicaraguense nell'istante in cui lancia una bottiglia molotov contro una caserma della Guardia Nazionale. Divenuta un'icona della rivoluzione centroamericana, l'immagine sarebbe stata poi riutilizzata, copiata e reinterpretata innumerevoli volte — anche in modi che la fotografa stessa avrebbe pubblicamente contestato — diventando un caso di studio sul destino delle immagini una volta diventate simboli collettivi.
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60. John Lennon e Yoko Ono — Annie Leibovitz, 8 dicembre 1980
Nata a Waterbury, Connecticut, Stati Uniti, il 2 ottobre 1949 — vivente.
Poche ore prima di essere assassinato davanti al proprio appartamento, John Lennon posò nudo, rannicchiato in posizione fetale, abbracciato a una Yoko Ono vestita di nero, per un servizio di Rolling Stone. Leibovitz aveva proposto lo scatto ispirandosi a un disegno dei due sulla copertina dell'album Double Fantasy. Pubblicata poche settimane dopo l'omicidio, l'immagine — di un'intimità assoluta tra i due — divenne inevitabilmente anche il ritratto della fine di un'epoca.
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61. Attentato a Ronald Reagan — Ron Edmonds, 30 marzo 1981
Nato a Richmond, California, Stati Uniti, il 16 giugno 1946 — morto il 31 maggio 2024.
Fuori da un hotel di Washington, Edmonds fotografò la sequenza esatta dell'attentato al presidente Reagan da parte di John Hinckley Jr., colpo dopo colpo, mentre le guardie del corpo si gettavano a proteggere il presidente e l'addetto stampa James Brady cadeva ferito a terra. La serie completa, pubblicata in tutto il mondo, valse a Edmonds il Premio Pulitzer per la fotografia di cronaca.
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62. Guerra civile in Libano — James Nachtwey, 1982-1983
Nato a Syracuse, New York, Stati Uniti, il 14 marzo 1948 — vivente.
Ancora agli inizi della carriera, Nachtwey documentò da vicino la guerra civile libanese e l'assedio israeliano di Beirut, gettando le basi di uno stile — vicinanza fisica assoluta al dolore, in bianco e nero, senza mai un compiacimento estetico — che lo avrebbe reso, nei decenni successivi, il fotografo di guerra più premiato e influente della sua generazione.
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63. Ragazza afghana — Steve McCurry, dicembre 1984
Nato a Filadelfia (Darby), Pennsylvania, Stati Uniti, il 24 aprile 1950 — vivente.
In un campo profughi al confine tra Pakistan e Afghanistan, McCurry fotografò una dodicenne dagli occhi verdi, Sharbat Gula, sfollata dalla guerra sovietico-afghana. Pubblicata in copertina su National Geographic nel 1985, l'immagine divenne una delle fotografie più riconosciute al mondo, pur restando l'identità della ragazza sconosciuta per quasi vent'anni, fino a un successivo, celebre ritrovamento.
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64. Omayra Sánchez, Armero — Frank Fournier, novembre 1985
Nato a Saint-Sever, Francia, il 18 ottobre 1948 — vivente.
Dopo l'eruzione del vulcano Nevado del Ruiz in Colombia, Fournier raggiunse la cittadina sommersa dal fango di Armero e restò accanto a Omayra Sánchez, tredicenne intrappolata nei detriti, fino ai momenti che precedettero la sua morte, sopraggiunta per l'impossibilità di liberarla in tempo con i mezzi di soccorso disponibili. L'immagine, insignita del World Press Photo dell'anno, sollevò un durissimo dibattito sull'inadeguatezza della risposta istituzionale al disastro.
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65. Chernobyl — Igor Kostin, 26 aprile 1986
Nato il 27 dicembre 1936 (Unione Sovietica) — morto il 9 giugno 2015.
Sorvolando in elicottero il reattore esploso poche ore dopo l'incidente, Kostin scattò l'unico fotogramma sopravvissuto a un intero rullino reso inservibile dalle radiazioni. Sarebbe tornato a Chernobyl per un decennio, documentando la zona di esclusione, i "liquidatori" e le conseguenze sanitarie del disastro nucleare, diventando il fotografo di riferimento di una delle catastrofi tecnologiche più gravi del Novecento.
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66. Serra Pelada — Sebastião Salgado, 1986
Nato ad Aimorés, Minas Gerais, Brasile, l'8 febbraio 1944 — morto a Parigi, Francia, il 23 maggio 2025.
Decine di migliaia di cercatori d'oro, ridotti a formiche coperte di fango, si arrampicano su scale di legno issando sacchi di terra nella più grande miniera d'oro a cielo aperto del mondo, in Brasile. Salgado, economista di formazione prestato alla fotografia, restituì in bianco e nero epico l'immagine di un lavoro quasi biblico nella sua fatica — una delle serie che avrebbero fatto di lui il grande cantore fotografico della condizione operaia globale.
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67. Tank Man — Jeff Widener, 5 giugno 1989
Nato a Long Beach, California, Stati Uniti, l'11 agosto 1956 — vivente.
Il giorno dopo la repressione militare delle proteste di piazza Tienanmen, un uomo solo, con due borse della spesa in mano, si para davanti a una colonna di carri armati e ne blocca l'avanzata. Widener, ferito alla testa il giorno prima e con la fotocamera quasi distrutta, scattò l'immagine da un balcone d'albergo con un teleobiettivo di fortuna: l'identità e il destino di quell'uomo restano sconosciuti ancora oggi, e la fotografia — bandita in Cina — è diventata il simbolo mondiale della resistenza individuale al potere.
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68. Caduta del Muro di Berlino — David Turnley, 9 novembre 1989
Nato a Fort Wayne, Indiana, Stati Uniti, il 22 giugno 1955 — vivente.
Turnley, che per anni aveva documentato le rivoluzioni pacifiche nell'Europa dell'Est, fu tra i fotografi presenti quando migliaia di berlinesi da entrambi i lati iniziarono a scavalcare, martellare e infine abbattere il Muro che per ventotto anni aveva diviso la città. Le sue immagini della folla in festa sopra le macerie del confine divennero il simbolo visivo della fine della Guerra Fredda.
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69. Rivoluzione romena — Peter Turnley, dicembre 1989
Nato a Fort Wayne, Indiana, Stati Uniti, il 22 giugno 1955 — vivente.
Fratello gemello di David, anch'egli fotoreporter, Peter Turnley documentò la sollevazione popolare contro il regime di Nicolae Ceaușescu in Romania, culminata con l'esecuzione del dittatore e di sua moglie il giorno di Natale del 1989. Le sue immagini della folla in rivolta a Bucarest chiusero, insieme a quelle del fratello a Berlino, l'anno che vide crollare quasi tutti i regimi comunisti dell'Europa orientale.
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70. The Face of AIDS — Thérèse Frare, maggio 1990
Studentessa di fotogiornalismo alla Ohio University al momento dello scatto — vivente.
In un hospice dell'Ohio, Frare fotografò le ultime ore di vita di David Kirby, attivista malato di AIDS, circondato dalla famiglia riunita al suo capezzale. Pubblicata da LIFE nel novembre 1990 e poi ripresa, colorata, in una celebre e controversa campagna pubblicitaria di Benetton, l'immagine — con il consenso della famiglia Kirby, che volle così mostrare "la verità sull'AIDS" — contribuì a umanizzare agli occhi del grande pubblico una malattia ancora avvolta da stigma e silenzio.
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71. Il dolore di un soldato — David Turnley, 1991
Nato a Fort Wayne, Indiana, Stati Uniti, il 22 giugno 1955 — vivente.
Nel deserto iracheno, durante la Guerra del Golfo, il sergente Ken Kozakiewicz crolla in lacrime dentro un mezzo blindato appena scopre che il compagno morto nel sacco accanto a lui era il suo migliore amico. Turnley, unico fotografo autorizzato in quel tratto di fronte, restituì con questa immagine — insignita del World Press Photo dell'anno — il volto umano e privato di un conflitto che i media occidentali avevano fino ad allora raccontato quasi solo attraverso le immagini asettiche dei bombardamenti "intelligenti".
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72. I pozzi di petrolio in fiamme — Sebastião Salgado, 1991
Nato ad Aimorés, Minas Gerais, Brasile, l'8 febbraio 1944 — morto a Parigi, Francia, il 23 maggio 2025.
Ritirandosi dal Kuwait, le truppe irachene incendiarono centinaia di pozzi petroliferi: Salgado vi tornò per mesi, fotografando pompieri texani anneriti dal petrolio e cieli neri come la notte in pieno giorno. Più che un reportage di guerra, la serie compone un apocalittico paesaggio industriale — l'immagine forse più diretta mai scattata del costo ambientale dei conflitti per le risorse energetiche.
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73. Demi Moore incinta — Annie Leibovitz, agosto 1991
Nata a Waterbury, Connecticut, Stati Uniti, il 2 ottobre 1949 — vivente.
In copertina su Vanity Fair, l'attrice Demi Moore posa nuda e incinta di sette mesi, una mano e un braccio a coprire il seno, lo sguardo dritto in camera. Alcune edicole americane rifiutarono di esporre la rivista o la avvolsero in una fascetta oscurante: eppure l'immagine cambiò concretamente la rappresentazione pubblica della gravidanza, sdoganando il corpo incinto come soggetto legittimo — e persino desiderabile — della fotografia patinata.
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74. Pulizia etnica in Bosnia — Ron Haviv, aprile 1992
Nato negli Stati Uniti nel 1965 — vivente.
Al seguito delle milizie paramilitari serbe delle "Tigri di Arkan" a Bijeljina, Haviv documentò da vicino le violenze contro la popolazione civile musulmana all'inizio della guerra in Bosnia, restando l'unico fotografo a portarne fuori le prove. Le sue immagini, tra le prime testimonianze pubbliche della pulizia etnica nei Balcani, sarebbero state in seguito utilizzate come prova nei processi per crimini di guerra al Tribunale dell'Aja.
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75. L'avvoltoio e la bambina — Kevin Carter, marzo 1993
Nato a Johannesburg, Sudafrica, il 13 settembre 1960 — morto a Johannesburg, Sudafrica, il 27 luglio 1994.
Durante la carestia in Sudan, Carter fotografò un bambino stremato, accasciato a terra mentre un avvoltoio attende poco distante. La pubblicazione sul New York Times sollevò un'ondata di indignazione verso il fotografo, accusato di non essere intervenuto direttamente, e gli valse insieme il Premio Pulitzer e una controversia pubblica che lo accompagnò fino alla morte, sopraggiunta per sua stessa mano pochi mesi dopo, segnata dal peso di anni trascorsi a documentare la violenza in prima linea.
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Cosa resta, alla fine dell'atto terzo
Cala il sipario sull'atto terzo: da Guerrillero Heroico (Alberto Korda, 5 marzo 1960) a L'avvoltoio e la bambina (Kevin Carter, marzo 1993), venticinque frammenti di un unico, lunghissimo tentativo di fermare il tempo prima che scompaia. Cambiano gli strumenti, i secondi di posa, la velocità con cui un'immagine raggiunge chi guarda, ma resta identico il gesto fondativo della fotografia: sottrarre qualcosa alla dimenticanza.
Molte di queste cento immagini sono nate da un errore di tempismo, da un turno di lavoro qualunque, da un fotografo dilettante che teneva per abitudine una macchina fotografica in macchina. Pochissime furono pensate, nel momento dello scatto, come destinate a "cambiare il mondo": quella pretesa, semmai, gliela abbiamo attribuita noi, guardandole in retrospettiva. È forse questo il vero filo che le unisce — non la loro eccezionalità dichiarata, ma la capacità imprevista di continuare a significare qualcosa molto dopo l'istante in cui sono state scattate, diventando patrimonio condiviso più che proprietà di chi le ha realizzate.
Ci congediamo da questa rassegna con la stessa domanda con cui l'abbiamo aperta, senza pretendere di saperne davvero la risposta: che cosa rende un'immagine capace di attraversare i decenni? Se una parte della risposta esiste, forse sta proprio nella pazienza con cui certe fotografie chiedono di essere guardate — non consumate distrattamente, ma osservate a lungo, come abbiamo provato a fare, un fotogramma alla volta, in queste cento schede.

100 foto che hanno cambiato il mondo
di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli, Gianni Morelli
Scopri il volume →L'elenco completo, dalla 1 alla 100
| N. | Fotografia | Fotografo, anno |
|---|---|---|
| 1 | Vista dalla finestra a Le Gras | Joseph Nicéphore Niépce, 1826 circa |
| 2 | The Haystack | William Henry Fox Talbot, 1844 circa |
| 3 | Boulevard du Temple | Louis Daguerre, 1838 |
| 4 | Autoritratto da annegato | Hippolyte Bayard, 1840 |
| 5 | Valley of the Shadow of Death | Roger Fenton, 23 aprile 1855 |
| 6 | Abraham Lincoln | Mathew Brady, 27 febbraio 1860 |
| 7 | The Dead of Antietam | Alexander Gardner, 1862 |
| 8 | Ritratto di Sir John Herschel | Julia Margaret Cameron, 1867 |
| 9 | The Horse in Motion | Eadweard Muybridge, giugno 1878 |
| 10 | Bandits' Roost | Jacob Riis, 1888 |
| 11 | The Steerage | Alfred Stieglitz, 1907 |
| 12 | Addie Card, filatrice dodicenne | Lewis Hine, 1910 |
| 13 | Giovani contadini | August Sander, 1914 |
| 14 | Gloria Swanson | Edward Steichen, 1924 |
| 15 | Le Violon d'Ingres | Man Ray, 1924 |
| 16 | I ministri dormono | Erich Salomon, 1931 circa |
| 17 | Fort Peck Dam | Margaret Bourke-White, 1936 |
| 18 | Madre migrante | Dorothea Lange, marzo 1936 |
| 19 | Allie Mae Burroughs | Walker Evans, 1936 |
| 20 | Miliziano colpito a morte | Robert Capa, 5 settembre 1936 |
| 21 | Dolore (Kerch) | Dmitri Baltermants, 1942 |
| 22 | Innalzamento della bandiera a Iwo Jima | Joe Rosenthal, 23 febbraio 1945 |
| 23 | Bandiera sul Reichstag | Yevgeny Khaldei, 2 maggio 1945 |
| 24 | Cordoglio per Roosevelt | Ed Clark, aprile 1945 |
| 25 | I sopravvissuti di Buchenwald | Margaret Bourke-White, aprile 1945 |
| 26 | V-J Day, Times Square | Alfred Eisenstaedt, 14 agosto 1945 |
| 27 | Gli ultimi giorni di Gandhi | Henri Cartier-Bresson, gennaio 1948 |
| 28 | Country Doctor | W. Eugene Smith, 1948 |
| 29 | Il bacio dell'Hôtel de Ville | Robert Doisneau, 1950 |
| 30 | American Girl in Italy | Ruth Orkin, 1951 |
| 31 | Marine sfinito, Guerra di Corea | David Douglas Duncan, 1950 |
| 32 | Fontane separate | Elliott Erwitt, 1950 |
| 33 | James Dean a Times Square | Dennis Stock, 1955 |
| 34 | Autoritratto in vetrina | Vivian Maier, anni '50 |
| 35 | Idranti a Birmingham | Charles Moore, maggio 1963 |
| 36 | Il monaco che brucia | Malcolm Browne, 11 giugno 1963 |
| 37 | "I Have a Dream" | Bob Adelman, 28 agosto 1963 |
| 38 | Il giuramento a bordo dell'Air Force One | Cecil Stoughton, 22 novembre 1963 |
| 39 | L'uccisione di Lee Harvey Oswald | Bob Jackson, 24 novembre 1963 |
| 40 | Marcia da Selma a Montgomery | Steve Schapiro, 1965 |
| 41 | Reaching Out | Larry Burrows, 1966 |
| 42 | Flower Power | Bernie Boston, 21 ottobre 1967 |
| 43 | Esecuzione a Saigon | Eddie Adams, 1 febbraio 1968 |
| 44 | Il massacro di My Lai | Ronald L. Haeberle, 16 marzo 1968 |
| 45 | Il balcone del Lorraine Motel | Joseph Louw, 4 aprile 1968 |
| 46 | L'assassinio di Robert Kennedy | Bill Eppridge, 5 giugno 1968 |
| 47 | Il saluto Black Power | John Dominis, 16 ottobre 1968 |
| 48 | Earthrise | Bill Anders, 24 dicembre 1968 |
| 49 | Buzz Aldrin sulla Luna | Neil Armstrong, 20 luglio 1969 |
| 50 | Woodstock | Elliott Landy, agosto 1969 |
| 51 | Guerrillero Heroico | Alberto Korda, 5 marzo 1960 |
| 52 | Kent State | John Filo, 4 maggio 1970 |
| 53 | Napalm Girl | Nick Ut, 8 giugno 1972 |
| 54 | The Blue Marble | Equipaggio dell'Apollo 17, 7 dicembre 1972 |
| 55 | Burst of Joy | Sal Veder, 17 marzo 1973 |
| 56 | Il crollo della scala antincendio | Stanley Forman, 22 luglio 1975 |
| 57 | Evacuazione da un tetto a Saigon | Hubert Van Es, 29 aprile 1975 |
| 58 | Afghanistan, la prima guerra | Steve McCurry, 1979-1980 |
| 59 | Molotov Man | Susan Meiselas, 1979 |
| 60 | John Lennon e Yoko Ono | Annie Leibovitz, 8 dicembre 1980 |
| 61 | Attentato a Ronald Reagan | Ron Edmonds, 30 marzo 1981 |
| 62 | Guerra civile in Libano | James Nachtwey, 1982-1983 |
| 63 | Ragazza afghana | Steve McCurry, dicembre 1984 |
| 64 | Omayra Sánchez, Armero | Frank Fournier, novembre 1985 |
| 65 | Chernobyl | Igor Kostin, 26 aprile 1986 |
| 66 | Serra Pelada | Sebastião Salgado, 1986 |
| 67 | Tank Man | Jeff Widener, 5 giugno 1989 |
| 68 | Caduta del Muro di Berlino | David Turnley, 9 novembre 1989 |
| 69 | Rivoluzione romena | Peter Turnley, dicembre 1989 |
| 70 | The Face of AIDS | Thérèse Frare, maggio 1990 |
| 71 | Il dolore di un soldato | David Turnley, 1991 |
| 72 | I pozzi di petrolio in fiamme | Sebastião Salgado, 1991 |
| 73 | Demi Moore incinta | Annie Leibovitz, agosto 1991 |
| 74 | Pulizia etnica in Bosnia | Ron Haviv, aprile 1992 |
| 75 | L'avvoltoio e la bambina | Kevin Carter, marzo 1993 |
| 76 | La stretta di mano di Oslo | Ron Edmonds, 13 settembre 1993 |
| 77 | Il silenzio del Ruanda | Gilles Peress, 1994 |
| 78 | Il vigile del fuoco e la bambina | Charles Porter IV, 19 aprile 1995 |
| 79 | Profughi del Kosovo | James Nachtwey, 1999 |
| 80 | La prima foto caricata sul web | Silvano de Gennaro, luglio 1992 |
| 81 | The Falling Man | Richard Drew, 11 settembre 2001 |
| 82 | L'alzabandiera a Ground Zero | Thomas Franklin, 11 settembre 2001 |
| 83 | Sharbat Gula, ritrovata | Steve McCurry, gennaio 2002 |
| 84 | Il prigioniero e suo figlio | Jean-Marc Bouju, marzo 2003 |
| 85 | Samar Hassan | Chris Hondros, 18 gennaio 2005 |
| 86 | La crisi dei mutui subprime | Anthony Suau, 2008 |
| 87 | Grant Park, la notte dell'elezione | Callie Shell, 4 novembre 2008 |
| 88 | Ritratto di Vladimir Putin | Platon, 2007 |
| 89 | La guerra fotografata con un telefono | Damon Winter, 2010 |
| 90 | Il miracolo sull'Hudson | Janis Krums, 15 gennaio 2009 |
| 91 | Situation Room | Pete Souza, 1° maggio 2011 |
| 92 | Maratona di Boston | John Tlumacki, 15 aprile 2013 |
| 93 | Il selfie degli Oscar | Bradley Cooper, 2 marzo 2014 |
| 94 | Alan Kurdi | Nilüfer Demir, 2 settembre 2015 |
| 95 | La rotta balcanica | Sergey Ponomarev, 2015 |
| 96 | Baton Rouge | Jonathan Bachman, 9 luglio 2016 |
| 97 | Piazza San Pietro, deserta | Yara Nardi, 27 marzo 2020 |
| 98 | L'ospedale di Mariupol | Evgeniy Maloletka, 9 marzo 2022 |
| 99 | Il primo campo profondo del Webb | NASA, ESA, CSA e STScI, 11 luglio 2022 |
| 100 | Il pugno alzato | Evan Vucci, 13 luglio 2024 |
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo — Atto secondo (schede 26-50): dalla fine della Seconda guerra mondiale allo sbarco sulla Luna e Woodstock (1945-1969), con Alfred Eisenstaedt, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, David Douglas Duncan, Vivian Maier, Charles Moore, Malcolm Browne, Martin Luther King e la Marcia su Washington, l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, la guerra del Vietnam, Bill Anders e la fotografia Earthrise, Neil Armstrong sulla Luna. Fonte primaria: progetto Time “100 Photographs: The Most Influential Images of All Time” e il volume italiano “100 foto che hanno cambiato il mondo” di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.
Una messa in scena in Quattro Atti

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto IV
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto IV Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto quarto di quattro — schede 76–100 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto II
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto secondo di quattro — schede 26–50 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul

100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I
100 fotografie che hanno cambiato il mondo – Atto I Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo Atto primo di quattro — schede 1–25 Ci sono immagini che non si limitano a raccontare un momento: lo fissano per sempre nella memoria collettiva, e da lì continuano a lavorare, silenziose, sul
Le 100 fotografie che hanno cambiato il mondo — Atto terzo (schede 51-75): da Che Guevara di Alberto Korda al genocidio del Ruanda (1960-1994), con Kent State di John Filo, Napalm Girl di Nick Ut, la caduta di Saigon, l’Afghanistan e la ragazza afghana di Steve McCurry, Chernobyl di Igor Kostin, Serra Pelada di Sebastião Salgado, il Tank Man di piazza Tienanmen, la caduta del Muro di Berlino, la guerra del Golfo, la pulizia etnica in Bosnia e la carestia in Sudan di Kevin Carter. Fonte primaria: progetto Time “100 Photographs: The Most Influential Images of All Time” e il volume italiano “100 foto che hanno cambiato il mondo” di Margherita Giacosa, Roberto Mottadelli e Gianni Morelli.



