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Un’emozione chiamata dolore . Perfetti-Chiappin

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Perché leggere questo libro

Un’emozione chiamata dolore è un libro necessario, soprattutto in questo preciso momento storico. Usciamo da anni di incertezze collettive, di lutti non elaborati, di paure sottomesse all’imperativo categorico del “andrà tutto bene”. Questo testo ha il coraggio di dirci che, a volte, non tutto va bene, e che va bene così. Ci restituisce il diritto di essere fragili, di essere stanchi, di non avere risposte.

Leggendo queste pagine si prova una strana forma di sollievo. È la sensazione che si prova quando, dopo aver camminato a lungo sotto la pioggia convinti di essere soli, si incontra qualcuno che vi porge un ombrello, non per far smettere di piovere, ma per fare un pezzo di strada insieme sotto l’acqua.

In conclusione, l’opera di Perfetti e Chiappin non è un libro che si chiude e si ripone sullo scaffale. È un testo che rimane aperto sul comodino della mente, un compagno di viaggio silenzioso a cui tornare ogni volta che il mare della vita si fa agitato e abbiamo bisogno di ricordare che anche la tempesta, a modo suo, ridefinisce la bellezza della costa. Un acquisto consigliato, anzi, un dono prezioso da fare a se stessi e a chi si ama, per imparare l’arte più difficile di tutte: l’arte di restare umani, anche dentro la ferita.

 

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Descrizione

La misura dell’ombra: abitare la ferita in Un’emozione chiamata dolore

C’è un momento preciso, nella geografia interiore di ognuno di noi, in cui il dolore smette di essere un intruso da scacciare e diventa, semplicemente, il paesaggio in cui camminiamo. Non è un’arresa, badate bene. È piuttosto quel tipo di consapevolezza silenziosa che somiglia al mare all’alba: una distesa piatta, apparentemente immobile, che custodisce nei suoi abissi correnti capaci di spostare i fondali. È da questa stessa postura – fatta di ascolto, rispetto e una commovente delicatezza – che nasce Un’emozione chiamata dolore, il saggio a quattro mani firmato da Perfetti e Chiappin, edito da Turato edizioni.

Se vi avvicinate a questo volume cercando il classico manuale di auto-aiuto pronto a somministrarvi la ricetta della felicità in cinque comodi passi, vi accorgerete presto di aver sbagliato rotta. E per fortuna, ci verrebbe da dire. La saggistica contemporanea è fin troppo affollata di risposte pronte all’uso, di anestetici letterari che promettono di cancellare la sofferenza come fosse un errore di battitura sulla pagina della vita. Perfetti e Chiappin fanno l’esatto contrario: prendono la sofferenza, la sollevano controluce e, con la precisione del chirurgo e la grazia del poeta, ci mostrano le sue venature, la sua necessità, la sua paradossale bellezza.

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