
Tobia Ravà: l'arte di riparare il mondo. La filosofia di Tikkum Olam
Tobia Ravà: l’arte di riparare il mondo è un concetto che risuona profondamente nella nostra società contemporanea, evidenziando l’importanza di Tikkum Olam riparare il mondo.
Tikkum Olam è un principio che guida le azioni di molti artisti, incluso Tobia Ravà, nel nostro mondo contemporaneo.
Attraverso Tikkum Olam riparare il mondo, molti artisti, incluso Tobia Ravà, cercano di ispirare il cambiamento positivo nel nostro ambiente.
Conegliano (TV), Palazzo Sarcinelli | 17 aprile – 15 giugno 2025
Mirano (VE), Barchessa di Villa Morosini-XXV Aprile | 14 settembre – 9 novembre 2025
Cura della mostra a Conegliano | Lorena Gava
Cura della mostra a Mirano | Maria Luisa Trevisan e Miryam Zerbi
In questo contesto, Tobia Ravà: l’arte di riparare il mondo diventa una guida per la nostra evoluzione personale e collettiva.
Dal 17 aprile al 15 giugno 2025, il prestigioso Palazzo Sarcinelli di Conegliano (TV) ospiterà la mostra personale di Tobia Ravà, intitolata “Tikkun Olam. Riparare il mondo”. L’esposizione si sposterà successivamente nella suggestiva Barchessa di Villa Morosini-XXV Aprile a Mirano (VE), dove sarà visitabile dal 14 settembre al 9 novembre 2025.
Curata rispettivamente da Lorena Gava per la tappa coneglianese e da Maria Luisa Trevisan e Miryam Zerbi per l’appuntamento miranese, la mostra offre un’immersione profonda nell’universo concettuale di Tobia Ravà, artista di fama internazionale noto per la sua singolare cifra stilistica che intreccia arte contemporanea, simbologia ebraica e la potenza evocativa dei numeri.
“Tikkun Olam”, espressione ebraica che significa “riparare il mondo”, è il filo conduttore di questo percorso espositivo. Attraverso le sue opere, Ravà invita lo spettatore a riflettere sul ruolo dell’uomo nel cosmo e sulla possibilità di contribuire attivamente al suo risanamento, sia a livello spirituale che materiale.
Tikkun Olam: Tobia Ravà e l’arte di riparare il mondo Arte contemporanea, mistica ebraica e ghematrià nell’opera dell’artista veneziano
La filosofia di Tikkun Olam — espressione ebraica che significa letteralmente “riparare il mondo” — è una delle idee più potenti e urgenti del pensiero contemporaneo. Non è una metafora astratta: è un invito concreto alla responsabilità, all’azione, alla bellezza come atto etico. Tobia Ravà, artista veneziano nato a Padova nel 1959, ha fatto di questo principio il cuore pulsante di tutta la sua ricerca. La sua arte non contempla il mondo: lo interpella, lo interroga, e propone strumenti per ricucirlo.
La mostra antologica “Tikkun Olam — Riparare il mondo” — presentata nel 2025 a Palazzo Sarcinelli di Conegliano (TV) e alla Barchessa Giustinian Morosini di Mirano (VE), e nel 2026 alla Sist’Art Gallery di Milano durante la Milano Art Week — si propone di stimolare il dibattito su come ognuno di noi possa contribuire al ripristino del mondo, sia attraverso gesti quotidiani che azioni più grandi e significative. Il messaggio è chiaro: ognuno ha un ruolo nel creare un futuro migliore. L’arte di Ravà rappresenta, in questo viaggio, un faro di speranza e trasformazione.
Chi è Tobia Ravà: biografia e formazione
Tobia Ravà cresce a Venezia, città che non è semplicemente il suo luogo di residenza ma una costante presenza visiva e simbolica nella sua opera. Acque, canali, ponti, portici: Venezia diventa nella sua pittura metafora di un mondo che galleggia sul precario, che resiste alla dissoluzione riparandosi continuamente.
Allievo di Umberto Eco all’Università di Bologna, Ravà percorre un cammino formativo che attraversa semiotica, filosofia del linguaggio e scienze matematiche. Questa formazione multidisciplinare lo porta a sviluppare un sistema iconografico unico, fondato su uno strumento millenario: la ghematrià.
Cos’è la ghematrià: il linguaggio numerico dell’arte di Ravà
La ghematrià è un antico sistema della tradizione ebraica e cabbalistica in cui ogni lettera dell’alfabeto ebraico corrisponde a un valore numerico. Attraverso questo codice, le parole si trasformano in sequenze numeriche, e i numeri generano forme, paesaggi, figure. Due parole apparentemente lontane nel significato, ma con lo stesso valore numerico, rivelano una parentela profonda, invisibile al linguaggio ordinario.
Ravà impiega la ghematrià come un pittore usa i colori: con consapevolezza e intenzione. Le sue opere diventano reti fitte di algoritmi e lettere ebraiche che producono boschi onirici, architetture lagunari, animali, volti umani — tutto in un equilibrio sospeso tra rigore matematico e misticismo. Non si tratta di astrazione convenzionale: è un’astrazione che contiene e nomina il mondo in un linguaggio più profondo di quello consueto.
Accanto alla ghematrià, l’artista utilizza il sistema ATBaSh (את”בש), una tecnica ermeneutica che sostituisce ogni lettera con la sua corrispondente in ordine inverso nell’alfabeto ebraico. Un procedimento di rovesciamento che, nell’arte di Ravà, diventa scoperta: ciò che appare opposto rivela la sua segreta parentela con l’origine.
Questa ricerca lo ha portato a collaborare stabilmente con il matematico Piergiorgio Odifreddi e a esporre in contesti accademici e scientifici come il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano.
Le opere: natura, animali e il peso della tartaruga
La produzione di Ravà spazia su un ventaglio straordinariamente ampio di tecniche e materiali: tempere acriliche su tela, resine, sculture in bronzo e marmo, sublimazioni su raso acrilico, catalizzazioni UV su alluminio. Ogni materiale porta con sé una diversa qualità della luce e una diversa capacità di trattenere il senso.
La natura è il soggetto ricorrente per eccellenza. I boschi di Ravà non sono paesaggi fotografici: sono foreste di segni, dove ogni ramo porta iscritto un numero, ogni foglia è una lettera. Gli alberi si ramificano come pensieri e si accostano ai coralli, suggerendo quella continuità tra mondo vegetale e mondo marino che la tradizione mistica ebraica aveva intuito da secoli.
Tra gli animali, la tartaruga è la figura più emblematica. Ravà si identifica con la testuggine che porta il mondo sulle proprie spalle — immagine presente in molte cosmologie antiche — e la declina in sculture doppie, triple, quadruple: le tartarughe si sostengono l’una con l’altra in una catena di responsabilità condivisa. Nessuno porta il peso da solo. Riparare il mondo è un atto collettivo.
Tra le opere più memorabili, la scultura Singer — Il lento ricucire della storia (2013): una vecchia macchina da cucire Singer, carica di memoria novecentesca, su cui sono posizionate alcune lumache. La bava delle lumache richiama il filo con cui si ricuciono i frammenti dell’essere. Il gesto umile e paziente del sarto che rammenda diventa metafora cosmica: far coesistere gli opposti, superare le inimicizie, abolire ogni confine. Ravà fa suo il sogno di Dostoevskij: là dove si crea bellezza, nasce il giusto, nasce la pace.
Le mostre: da Conegliano a Milano
Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV) — aprile/giugno 2025. Oltre cento opere in dieci sale tematiche ripercorrono cinquant’anni di ricerca: dai primi lavori grafici degli anni Settanta, attraverso le sperimentazioni surrealiste degli Ottanta, fino alle opere più recenti. La curatrice è Lorena Gava.
Barchessa Giustinian Morosini, Mirano (VE) — settembre/novembre 2025. Mostra complementare, curata da Maria Luisa Trevisan e Myriam Zerbi, dedicata alla produzione più recente con focus sulle tecniche digitali e le nuove sperimentazioni materiche.
Sist’Art Gallery, Milano — aprile 2026 (Milano Art Week). La nuova sede milanese accoglie un percorso pensato per un pubblico internazionale. L’esposizione dimostra come il messaggio di Ravà — radicato nella tradizione ebraica — appartenga all’intera umanità.
Tobia Ravà e il “calcolo trascendentale”: arte, scienza e Kabbalah
L’arte di Tobia Ravà si colloca all’intersezione tra estetica, semiologia e scienze matematiche. Il concetto che la attraversa è quello che l’artista stesso chiama “calcolo trascendentale”: una visione del mondo in cui la logica dei numeri diventa strumento per riparare l’armonia tra uomo e natura.
La Kabbalah non è per Ravà un sistema esoterico da esibire, ma un ricettacolo di tradizione e antica sapienza: una grammatica del reale attraverso cui leggere le connessioni invisibili che tengono insieme il mondo. Questa postura intellettuale — rigorosa e insieme visionaria — è ciò che distingue la sua opera da qualsiasi decorativismo e la inserisce in un dialogo autentico con la contemporaneità.
Perché Tikkun Olam è urgente oggi
In un tempo segnato dalla frammentazione — geopolitica, sociale, esistenziale — il concetto di Tikkun Olam risuona con una forza particolare. L’arte di Ravà non offre risposte facili: offre uno sguardo. E uno sguardo capace di vedere i numeri dietro le forme, le lettere dietro i paesaggi, le connessioni dietro le separazioni, è già un atto di riparazione.
Riparare il mondo non richiede gesti eroici. Richiede attenzione, responsabilità, la pazienza della lumaca che lascia un filo di bava su una vecchia macchina da cucire. Richiede la fiducia — affermata da ogni opera di Ravà — che ogni frammento possa essere ricucito, che ogni ferita possa diventare, come nella tradizione giapponese del kintsugi, una linea d’oro che rende l’oggetto più bello e più vero di prima.
La mostra di Tobia Ravà ci invita a esplorare nuove possibilità di esistenza. E questo è già, di per sé, un atto di riparazione.
Tobia Ravà. Tikkun Olam — Riparare il mondo Catalogo delle mostre di Conegliano e Mirano 112 pagine, formato 24 × 30 cm. Disponibile su calmadimare.it
