C’è un momento, nella storia della fotografia italiana, in cui il colore smette di essere un difetto da scusare e diventa un linguaggio. Quel momento ha una data — 1978 — e un titolo: Skyline. Franco Fontana non fotografa città, non fotografa monumenti: fotografa la linea. Il punto in cui un campo incontra il cielo, un muro incontra un’ombra, un colore incontra il colore opposto. Toglie tutto il resto — la profondità, l’aneddoto, il pittoresco — e lascia che la composizione faccia da sola il lavoro della descrizione.
Il libro nasce semplice, quasi dimesso: una fotografia per pagina, nessuna didascalia a spiegare, nessuna pretesa. Eppure è un libro che apre una strada: prima di Ghirri, prima di quella generazione di fotografi italiani che negli anni Ottanta avrebbe imparato a guardare il paesaggio senza retorica, c’è già Fontana che lo scompone in geometrie pure. Questa edizione Lazy Dog non reinterpreta l’originale: lo restituisce, fedele nel formato, nella brossura, nella sequenza voluta da Paola Borgonzoni e Luigi Ghirri — con la sola cura di rifare la fotoincisione dalle diapositive, per restituire ai colori la densità che il tempo aveva un po’ consumato.


































