Quarantaquattro anni dopo Skyline, Fontana torna nel proprio archivio — ma non per celebrarsi. Invisibile nasce da una ricerca che è quasi una resa dei conti: cosa resta, in sessant’anni di scatti, di quello che non si è mai mostrato? Le fotografie raccolte in questo volume oscillano tra la sperimentazione più radicale, ai limiti dell’astrazione pura, e una libertà espressiva più intima, meno costruita, che il pubblico non aveva ancora visto.
Il titolo non è un vezzo. Per Fontana, da sempre, la fotografia non riproduce ciò che si vede: lo interpreta, lo tradisce, lo trasforma in qualcosa che esiste solo nell’inquadratura. Invisibile porta questa idea alle sue conseguenze più estreme — l’immagine come atto di autocoscienza, non come documento. Il volume include un libretto di 33 pensieri sulla fotografia scritti dallo stesso autore: la sintesi più diretta, in forma di aforisma, di una poetica costruita in una vita intera dietro l’obiettivo.
Un maestro del colore, due libri per raccontarlo

































