C’è un momento, nella formazione di un mestiere antico, in cui l’allievo smette di limitarsi a osservare e comincia a registrare. Alain Della Savia lo ha fatto con una macchina fotografica dotata di obiettivo macro, portata a ogni lezione nella bottega del Maestro Enrico Medaglia: tre anni passati a fissare in immagini e appunti ogni passaggio della costruzione di un violino, non per pubblicarli, ma — come racconta lui stesso — per non perdere nessun dettaglio mentre, in parallelo, costruiva altri due strumenti nel proprio laboratorio. Questi Appunti di un apprendista liutaio, nati come promemoria privato, si sono rivelati qualcosa di più: una documentazione così meticolosa da convincere lo stesso Medaglia, inizialmente scettico sull’idea di mettere per iscritto un sapere che riteneva trasmissibile solo da persona a persona, a scriverne la prefazione. Il risultato è un manuale che segue con rigore quasi maniacale le fasi della costruzione — la scelta del legno e della marezzatura, il taglio delle effe, la sguscia, la verniciatura — accompagnato da oltre 180 fotografie e dai memorandum degli utensili necessari a ogni tappa.
Ma il libro non si esaurisce nella tecnica. Si chiude con un racconto dai contenuti autobiografici, un dialogo serale immaginato tra un liutaio e un compositore, dove la costruzione di uno strumento e la composizione musicale si rivelano due vie parallele verso lo stesso silenzio, la stessa attenzione. Non stupisce: Della Savia, prima ancora che liutaio, è un compositore, autore di tre album per pianoforte — un dettaglio che rende quel dialogo finale meno un espediente letterario e più una confessione.






































